Santa Messa: riti di comunione

Santa Messa

 

Riti di comunione

Padre nostro                                          Preghiera per liberazione dai mali e pace
Segno della pace                                  Frazione del pane                    Agnello di Dio
Preghiera per la purificazione             Invito alla comunione

Comunione

 

RITI DI COMUNIONE

Poiché la celebrazione eucaristica è un convito pasquale, conviene che, secondo il comando del Signore, i fedeli ben disposti ricevano il suo Corpo e il suo Sangue come cibo spirituale. A questo mirano i riti preparatori che dispongono immediatamente alla comunione.

Essi sono il Padre nostro, i riti della pace, e la frazione del pane.

 

L’« Amen » della dossologia conclude la grande Preghiera eucaristica.

Con questa acclamazione ha termine la parte centrale della celebrazione, che si apre verso il suo culmine.

In effetti il sacrificio ha un vero significato solo se sfocia nella comunione, piena partecipazione all’offerta e punto di partenza per la trasformazione di chi vi prende parte.

Il duplice gesto di mangiare e bere è stato ritenuto in ogni tempo essenziale per il sacrificio Eucaristico.

 

PADRE   NOSTRO : Preghiera del Signore

II primo rito preparatorio alla comunione — dopo la dossologia e l’elevazione — è costituito dalla proclamazione della « preghiera del Signore », cioè del Padre Nostro. Questo non fu sempre il suo posto nel rito Romano; fu Papa Gregorio a porre il Pater non dopo la « fractio panis » — come avveniva fino ad allora — ma subito dopo la preghiera eucaristica, per legarlo anche visibilmente al centro stesso della celebrazione.

La proclamazione del « Padre Nostro » viene introdotta da una breve formula pronunziata dal presidente. Il suo scopo è di richiamare l’importanza della preghiera del Pater e di invitare a proferirla con rispetto e devozione.

La preghiera del Padre nostro è stata accolta e mantenuta nella celebrazione ‘eucaristica prima della comunione, perché considerata una ottima preparazione ad essa, a causa delle sue domande: « dacci oggi il nostro pane quotidiano », « rimetti a noi i nostri debiti come noi

li rimettiamo ai nostri debitori».

Ciò è sottolineato nel Messale romano quando si dice che nella preghiera del Signore « si chiede il pane quotidiano, nel quale i cristiani scorgono anche un riferimento al pane eucaristico, e si implora la purificazione dei peccati, così che realmente «i santi doni vengano dati ai santi» (PNMR n. 56 a).

Il Padre nostro si ispira chiaramente alle classiche preghiere di benedizione (lode e supplica) del rituale ebraico. E si può anche dire che tale preghiera costituisce — in un certo senso — la sintesi della precedente preghiera eucaristica.

Esso in Oriente è stato generalmente una preghiera del popolo. In Occidente invece il Padre nostro ‘era riservato generalmente al sacerdote. Tale fu invece anche l’uso nella liturgia romana fino al 1965.

Da tale armo il « Padre nostro » è affidato a tutta l’assemblea. Questa preghiera è stata fino all’antichità cantata o recitata ad alta voce.

Ma va data la precedenza, anche abitualmente, al canto (cfr. PNMR n. 56 a; n. 19).

 

 

Dopo il Pater, il Sacerdote recita una preghiera, chiamata “embolismo” (il termine proviene dal greco “en-ballein” = gettare dentro- inserimento), che chiede per tutta la comunità dei fedeli la liberazione dal potere del male e che sviluppa l’ultima domanda del Padre nostro (“liberaci dal male”); essa dice: “Concedi la pace ai nostri giorni……vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento.” E’ un testo nella cui stesura ha contribuito San Gregorio Magno. La risposta dell’assemblea: “Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria dei secoli” è stata inclusa nell’ultima riforma liturgica, ma esisteva nella Liturgia orientale ed è rintracciabile nella Didaché (70-90 dopo Cristo); è l’invocazione per una pace ecumenica.
Segue una preghiera per la pace nella Chiesa, per la quale si chiede “unità e pace”. S’intende la pace interiore della Chiesa in genere, del papa e del collegio episcopale, dei teologi e del magistero della chiesa, dei laici e dei sacerdoti, della comunità unita per la celebrazione eucaristica.

 

Rito della pace

Si continua col tema della pace, ma il rito cambia. Il sacerdote allarga le braccia e dice: “La pace del Signore sia sempre con voi”. Augura la pace alla comunità e le braccia allargate manifestano questo augurio. La Chiesa implora la pace e l’unità per se stessa e per l’intera famiglia umana.
A questo punto della Messa la riforma liturgica del secolo scorso ha introdotto un segno di pace, perché i fedeli esprimano la comunione ecclesiale e l’amore universale, prima della comunione sacramentale. In Italia consiste normalmente in una stretta di mano tra i fedeli e in un abbraccio tra sacerdoti, ma in altre culture può essere un altro segno. Conviene che ciascuno dia la pace a chi gli sta vicino in modo sobrio.

 

Frazione del pane

 

Scambiata la pace, il sacerdote compie un rito importante, ma essendo meno vistoso e accompagnato da un’invocazione fatta a bassa voce, per lo più non è percepito dai fedeli. Egli spezza il pane eucaristico. E’ il gesto della frazione del pane compiuto da Cristo nell’ultima cena, che fin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l’azione eucaristica. Significa che i molti fedeli, nella comunione dall’unico pane di vita, che è Cristo morto e risorto per la salvezza del mondo, costituiscono un solo corpo (1 Cor 10, 167).
Nello spezzare il pane il sacerdote dice: “Il Corpo e il Sangue di Cristo, siano per noi cibo di vita eterna”, poi mette una parte dell’ostia nel calice, per significare l’unità del Corpo e del Sangue di Cristo nell’opera della salvezza, cioè del Corpo di Cristo Gesù vivente e glorioso

Questo rito "Immixtio" nasce nella Chiesa romana nel primo millennio:

il papa mandava a chi celebrava l'Eucaristia nelle parrocchie un frammento dell'Eucaristia, come segno di comunione con lui, e il ricevente, ponendolo nel calice, si comunicava anche alla stessa Eucaristia del papa. E' quindi un gesto che esprime la comunione con il proprio vescovo e con il papa.


La frazione del pane è normalmente accompagnata dal canto o dalla recita dell’ “Agnello di Dio”. Le prime due invocazioni terminano con: “abbi pietà di noi” e la terza, con: “dona a noi la pace”: è un'ulteriore invocazione di tipo "penitenziale", che viene rivolta a Dio subito prima di ricevere l'Eucaristia

Il canto dell’Agnus Dei, come si è detto, accompagnava anticamente la frazione. Formula di origine greca, fu introdotta a Roma da Papa Sergio I (+ 701).
Poiché bisognava spezzare i pani consacrati per tutti i fedeli, l’operazione richiedeva un certo tempo: perciò si cantava l’Agnus Dei ripetendolo fino alla fine della frazione, mentre il popolo rispondeva “miserere nobis”. Più tardi quando cominciò l’uso delle particole e la frazione divenne simbolica, si limitò il numero delle ripetizioni a tre; molto più tardi si modificò l’ultimo in “dona nobis pacem” per la prossimità del bacio di pace. Questa invocazione riprende le parole con le quali san Giovanni Battista ha indicato il Messia.

 

Comunione

Il sacerdote, dopo la frazione del pane e l’Agnello di Dio si prepara, con una preghiera fatta a voce bassa e a mani giunte, a ricevere con frutto il Corpo e il Sangue del Signore. Il Messale propone due preghiere a scelta: “Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che per volontà del Padre e con l’opera dello Spirito Santo, morendo hai dato la vita al mondo, per il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, liberami da ogni colpa e da ogni male, fa che sia sempre fedele alla tua legge e non sia mai separato da te”; ”La comunione con il tuo Corpo e il tuo Sangue, Signore Gesù Cristo, non diventi per me giudizio di condanna, ma per tua misericordia sia difesa e rimedio dell’anima e del corpo”. Anche i fedeli fanno una preparazione immediata, pregando in silenzio.
Quindi il sacerdote genuflette, prende l’ostia e la mostra ai fedeli, invitandoli al banchetto eucaristico: Beati gli invitati alla cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo”. E, insieme col popolo, esprime sentimenti di umiltà: “O Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato” : un ultimo gesto di umiltà, e al tempo stesso esprime la fede in Cristo che ha il potere di liberarci dal male con la sua potenza.


Il Presidente rivolto all’altare dice sottovoce: “Il Corpo di Cristo mi custodisca per la vita eterna”. E con riverenza si comunica al Corpo di Cristo. Poi prende il calice e dice sottovoce: “Il Sangue di Cristo mi custodisca per la vita eterna”. E con riverenza si comunica al Sangue di Cristo. Prende poi la pisside e si porta verso i comunicandi. Nel presentare l’Ostia la tiene alquanto sollevata e dice: “Il Corpo di Cristo”; il comunicando risponde: “Amen” e riceve la comunione nella bocca o sulle mani.

 

 

In che modo si può ricevere la COMUNIONE: si dice RICEVERE e non vado a prendere, la Comunione è un dono che si va a ricevere e non a prendere! Ci sono due modalità:

  1. In bocca E’ il modo tradizionale di accogliere il Pane eucaristico sulla lingua e poi deglutirlo quanto prima possibile.
  2. Nella mano Chi fa la comunione in questo modo, deve stendere le due mani aperte in avanti, una sotto l’altra: nella mano di sopra ne aperta si accoglie il pane di Dio; una volta ricevuta, il fedele si sposta un po’ di lato e, con la mano di sotto porta il Pane di Vita alla propria bocca.
    - si deve evitare di comunicarsi mentre si cammina o si torna al posto.

 

La piena partecipazione alla Messa si attua e si manifesta con la comunione sacramentale.

  • Pertanto in certe circostanze chi si è già accostato alla Comunione una volta e partecipa nello stesso giorno ad un’altra Messa particolare (per es, presente il Vescovo, o ad un matrimonio, o ad un funerale), può ricevere nuovamente la Comunione.
  • In alcune circostanze (Messa concelebrata o Messa di «comunità» o di particolari momenti o in gruppi ristretti) è consentito ricevere la comunione sotto le due specie. Ciò si può fare bevendo al calice; in questo caso il comunicando, dopo aver ricevuto il Corpo di Cristo, va dal ministro che dice: “Il Sangue di Cristo” e risponde: “Amen”, poi il ministro porge il calice che lo stesso comunicando accosta alle labbra con le sue mani, beve un po’ dal calice, lo restituisce e si allontana; il ministro asterge con il purificatorio il labbro del calice. La comunione sotto le due specie si può fare anche per intinzione; in questo caso il comunicando, tenendo la patena sotto il mento, va dal sacerdote, che prende l’ostia, ne intinge una parte nel calice e mostrandola dice: “Il Corpo e il Sangue di Cristo”, il comunicando risponde: “Amen”, dal sacerdote riceve in bocca il Sacramento e poi si allontana.

In questo modo si realizza meglio il comando di Gesù: «Prendete... mangiate; prendete... bevete», ed il segno della Comunione è più pieno e completo.

ci si può sedere.

 

Mentre il sacerdote assume il Sacramento, si inizia il canto di Comunione: con esso si esprime, mediante l’accordo delle voci, l’unione spirituale di coloro che si comunicano, si manifesta la gioia del cuore e si pone maggiormente in luce il carattere “comunitario” della processione di coloro che si accostano a ricevere l’Eucaristia. Il canto si protrae durante la distribuzione del Sacramento ai fedeli. Se però è previsto che dopo la Comunione si esegua un inno, il canto di Comunione s’interrompa al momento opportuno.

Si faccia in modo che anche i cantori possano ricevere agevolmente la Comunione.

Per il canto alla Comunione si può utilizzare o l’antifona del Graduale romanum, con o senza salmo, o l’antifona col salmo del Graduale simplex, oppure un altro canto adatto, approvato dalla Conferenza Episcopale. Può essere cantato o dalla sola schola, o dalla schola o dal cantore insieme col popolo.

Se invece non si canta, l’antifona alla Comunione proposta dal Messale può essere recitata o dai fedeli, o da alcuni di essi, o dal lettore, altrimenti dallo stesso sacerdote dopo che questi si è comunicato, prima di distribuire la Comunione ai fedeli.


Terminata la distribuzione della comunione il sacerdote, o un altro ministro, asterge la patena e il calice dicendo: “Il Sacramento ricevuto con la bocca sia accolto con purezza nel nostro spirito, o Signore, e il dono a noi fatto nel tempo sia rimedio per la vita eterna”. Segue un momento di silenzio in cui si medita sul grande dono ricevuto e si ringrazia l’Ospite divino. Questo ringraziamento è certamente insufficiente, esso deve continuare dopo la Messa, nella vita.


Per completare la preghiera del popolo di Dio e anche per concludere tutto il rito di Comunione, il sacerdote recita l’orazione dopo la Comunione, nella quale invoca i frutti del mistero celebrato.

Nella Messa si dice una sola orazione dopo la Comunione, che termina con la conclusione breve, cioè:

- se è rivolta al Padre: Per Cristo nostro Signore;

- se è rivolta al Padre, ma verso la fine dell’orazione medesima si fa menzione del Figlio: Egli vive e regna nei secoli dei secoli;

- se è rivolta al Figlio: Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Il popolo fa sua l’orazione con l’acclamazione Amen.

 

Mangiare il Corpo e bere il Sangue di Cristo ha un

significato molto ricco:

- riceviamo nuovamente, trasformati dallo Spirito, il dono che avevamo offerto: la nostra vita ci viene ridonata trasfigurata attraverso la croce e la risurrezione di Cristo

- accettiamo in noi e come Signore della nostra vita Gesù, che si è offerto per noi

- accettiamo quindi il suo stile di vita, di donazione totale a Dio e ai fratelli, come nostro

- l'Eucaristia ci dà la forza di vincere il male che rattrista la nostra vita

- diciamo a Dio la nostra fede che è lui la forza per vincere il nostro peccato

- veniamo edificati come Chiesa-Corpo-di-Cristo, veniamo resi una cosa sola da Dio

- esprimiamo la nostra disponibilità a essere un solo corpo con i fratelli che con noi celebrano l'Eucaristia

- non solo con loro ma con tutta la Chiesa

- in particolare con il nostro vescovo e con il papa

- veniamo nutriti da Cristo stesso, la linfa vitale dello Spirito scorre in noi (cf la vite e i tralci)

- l'Eucaristia che mangiamo è una "caparra" che Dio ci dà per la vita eterna che riceveremo attraverso la nostra morte.

 

Cristo ha detto nell'Ultima Cena: "Prendete e mangiatene TUTTI":

- chi è in comunione con Cristo non solo può, ma è invitato caldamente da Cristo stesso a mangiare l'Eucaristia

- chi ha rotto la comunione con Cristo non può fare la Comunione eucaristica: porrebbe un gesto che non corrisponde a verità. "Chi mangia il corpo del Signore senza esserne degno mangia e beve la sua condanna" (S. Paolo)

- chi, pur non avendo rotto la comunione con Cristo, si sente "freddo" nei suoi confronti, chieda anche con la comunione eucaristica la grazia di riprendere con entusiasmo il cammino di fede

- chi vive situazioni che non sono di peccato grave, ma che rappresentano compromessi con Cristo, faccia la comunione eucaristica se vuole iniziare un cammino di superamento di quei compromessi.

 

 

Sarebbe bene che tutti facessero la Comunione; ma poiché non tutti sono in grado di riceverla, coloro che non possono farla facciano la Comunione Spirituale, la quale consiste nel vivo desiderio di ricevere Gesù.

Per la Comunione Spirituale potrebbe servire la seguente invocazione: "Gesù mio, vorrei riceverti sacramentalmente. Non essendomi ciò possibile, vieni nel mio cuore in spirito, purifica l’anima mia, santificala e dammi grazia di amarTi sempre di più".
Detto ciò, si resta in raccoglimento a pregare come se realmente ci si fosse comunicati.

La Comunione Spirituale può farsi molte volte al giorno, anche stando fuori dalla Chiesa.

Si ricorda, inoltre, che bisogna andare all’Altare in modo ordinato e a tempo debito.
Troppo spesso si osservano fedeli che si muovono dai banchi verso l’Altare in tutta fretta, come se dovessero prendere i primi posti ad uno spettacolo. Questo costituisce una grave mancanza di rispetto, innanzitutto verso Gesù Sacramentato ed in secondo tempo verso gli altri fedeli, turbando il loro raccoglimento con brusii e rumori vari.

Presentandoti a Gesù, bada che il tuo corpo sia modesto nello sguardo e nell’abbigliamento e se proprio vuoi prendere l’Ostia Divina nelle mani, accertati prima che siano pulite e nella giusta posizione, con il palmo della mano sinistra sopra il palmo della mano destra, così da prendere con quest’ultima la Particola e portarla alla bocca. Devi fare ciò per rispetto a Gesù e per dare il buon esempio.

Ricevuta la Particola, è necessario tornare al proprio posto ordinatamente e fare bene il ringraziamento!

Raccolti in preghiera bisogna allontanare la mente da ogni pensiero disturbatore. E’ satana a portare le distrazioni per non permettere appieno di utilizzare questo tempo prezioso.

Occorre ravvivare la propria fede, pensando che l’Ostia ricevuta è Gesù, vivo e vero e che Egli è a tua disposizione per perdonarti, per benedirti e per darti i Suoi tesori.

Chi ti avvicina durante il giorno, si accorga che tu hai fatto al Comunione e lo dimostrerai se sarai dolce e paziente.