Anno 2022

aperuit illis

Domenica 23 gennaio la Chiesa celebrerà la Domenica della Parola di Dio, istituita da Papa Francesco con la Lettera apostolica Aperuit illis.

L’iniziativa vuole “ravvivare la responsabilità che i credenti hanno nella conoscenza della Sacra Scrittura e nel mantenerla viva attraverso un’opera di permanente trasmissione e comprensione, capace di dare senso alla vita della Chiesa nelle diverse condizioni in cui si viene a trovare” (mons. R. Fisichella).

 

 Quest'anno il tema del sussidio è la "Testimonianza" della Parola.

 

La fede si basa sulla testimonianza di vita di chi ci ha preceduto, risalendo fino alla prima comunità dei discepoli che hanno vissuto con Gesù. La Sacra Scrittura è la testimonianza più autorevole dell'amore di Dio verso l'umanità. Oltre ad una scelta mirata di testi biblici, il Sussidio contiene spunti per la preghiera liturgica, per la riflessione sui documenti del dialogo ecumenico e per la meditazione di fronte ad immagini artistiche.

 

 

 

 

 

Anno 2021

2021 01 24 domenicadellaparola

 

 

 

 

 Anno 2020

Domenica della Parola, Ermes Ronchi: "Come una lettera di Dio per ciascuno"

“Un’occasione per prendere in mano la Parola di Dio, per prendere confidenza con questa «lettera» del Padre a ciascuno di noi, una Parola fragile e potente al tempo stesso, per farla scorrere nella vita”: questo, secondo padre Ermes Ronchi, uno degli obiettivi della “Domenica della Parola”, istituita da papa Francesco, che celebriamo domenica 26 gennaio.

 

Padre Ronchi è un religioso dell’Ordine dei Servi di Santa Maria, autore di diversi testi, collabora con giornali e trasmissioni televisive, come “A sua immagine”, su Rai 1, all’interno della quale per diversi anni ha curato la rubrica di commento al Vangelo “Le ragioni della Speranza”. Padre Ermes, nei giorni scorsi, era ospite della diocesi di Treviso, nel Centro di spiritualità e cultura “Don Paolo Chiavacci” a Crespano del Grappa, per predicare gli Esercizi spirituali ai nostri sacerdoti.

Lo abbiamo raggiunto per una riflessione sul valore dell’iniziativa voluta da papa Francesco.

“Per comunicare con noi, Dio ha scelto la parola - sottolinea padre Ronchi -. Ha scelto questa cosa umilissima e fragile: un fiato nel vento, una vibrazione nell’aria, eppure, questa parola ha una potenza fortissima, è la prima forma di comunicazione, la più profonda, la più seria. Noi stessi dobbiamo mantenere insieme questi due aspetti: da un lato stupirci della piccolezza e dall’altro custodire il fuoco della Parola. Penso che l’iniziativa voluta da papa Francesco abbia questo scopo: far sentire che la forma di comunicazione privilegiata che il Signore ha scelto è la Parola. Non solo la Parola scritta, letteraria, ma anche la Parola che è nell’aria, nelle cose, una sillaba di Dio dispersa in tutti i volti. Ogni creatura che esiste è una parola che Dio ha pronunciato, originalissima, e che non si ripeterà mai più”.

La Domenica della Parola è l’occasione per familiarizzare con la Bibbia, in chiesa, ma non solo, ricorda padre Ronchi.

“Nella mia comunità (il convento di Santa Maria del Cengio, a Isola Vicentina, ndr), domenica 26 metteremo cento Bibbie a disposizione dei fedeli - racconta - e cercheremo le letture insieme, durante la messa, in questo grande librone che forse alcuni non hanno mai avuto fra le mani. Sarà l’occasione per vedere la potenzialità della Parola, la ricchezza, i secoli che ci sono dentro, i linguaggi, per coglierne la varietà. Se hai la Bibbia fra le mani, hai il contesto, puoi cogliere le sfumature. Hai davanti tutta la fatica di Dio e dell’uomo di incontrarsi. Ogni sillaba, ogni parola può diventare una lettera personale, scritta solo per me. Ma è importante che ci sia familiarità con la Parola, non solo in chiesa”. Ecco, allora, un’idea che p. Ronchi propone: “In ogni casa potrebbe esserci un luogo della Parola, un angolino con un libro aperto, dove si può dare una sbirciatina durante il giorno, far scivolare l’occhio sulla pagina, sfiorarla con una carezza”.

Papa Francesco mette in luce anche lo scopo ecumenico dell’iniziativa, nel “Motu proprio” Aperuit illis, con il quale istituisce questa Domenica: “La Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida”.

“E’ così, con le altre professioni cristiane ci riconosciamo nella Parola di Dio, nella Bibbia - aggiunge p. Ronchi -. E’ un modo per cercare quello che ci unisce, per un arricchimento reciproco. Ed è una occasione di dialogo e comunione anche con i fratelli ebrei”.

Una Parola che può, e deve, uscire dalle chiese e dalle liturgie, ribadisce p. Ermes, “per scorrere nelle piazze, nelle strade, nel torrente della vita, altrimenti rischia di rimanere «confinata». E’ una scommessa, non ci sono ricette, ma i tentativi vanno fatti, anche perché alla liturgia partecipa una minima parte di credenti, di battezzati. Uno dei modi che si è trovato è anche, ad esempio, il Festival biblico”.

Il vescovo Michele Tomasi ha scritto una Lettera alla Diocesi per la Domenica della Parola, invitando innanzitutto all’ascolto, perché nell’ascolto della Parola di Dio avviene l’incontro con Gesù Cristo. “E’ Dio stesso che ci parla. L’iniziativa è sua, è lui che ha qualcosa di bello, di nuovo, di vero da dirci”, ma “l’ascolto della Parola ci rende capaci anche di ascolto reciproco, ci insegna a trovare nelle vicende della nostra vita la traccia dell’amore di Dio, della sua presenza e della sua azione con noi ed in noi. (...) La scuola dell’ascolto diventa scuola di condivisione e di trasformazione del mondo, fucina di uomini e di donne nuovi. Dio ci parla: diamogli ascolto!”.

Tra le iniziative diocesane di domenica 26 ci sono la proposizione di un incontro “allargato” del Vangelo nelle case, in Cattedrale, con il Vescovo, e la lettura continuata del Vangelo di Matteo, in Battistero.

“La Parola ha una forza in se stessa che, in maniera misteriosa, agisce in chi la proclama e in chi la ascolta – spiega don Michele Marcato, direttore dell’Issr (Istituto superiore di Scienze Religiose) «Giovanni Paolo I» Veneto Orientale, tra i promotori dell’iniziativa -. La scelta di farla leggere da uomini e donne che vivono, in modi diversi, la propria quotidianità nella Chiesa, nel mondo del lavoro, delle istituzioni, dell’arte o dell’impegno civico, vuole evidenziare che tale Parola è davvero per tutti”.

avvenire

 

 

 

 

 

 


Domenica della Parola di Dio

2021 01 24 domenicadellaparoladidio

Pubblichiamo il sussidio elaborato dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. In un prontuario in dieci punti riassunta la recente Nota della Congregazione del culto divino e della disciplina dei Sacramenti

 

domenicadellaparolapapafrancescoIl 30 settembre 2019 con lettera apostolica in forma di Motu proprio, papa Francesco istituiva la “Domenica della Parola di Dio”, da celebrarsi la terza domenica del tempo ordinario.

Papa Francesco indicava anche la finalità di questa giornata: «Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non “una volta all’anno”, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti».
In preparazione alla celebrazione di quest’anno, con una nota del 17 dicembre 2020 la Congregazione del culto e della disciplina dei Sacramenti ha suggerito di rifarsi ad alcuni documenti ecclesiali  che «presentano una sintesi dei principi teologici, celebrativi e pastorali circa la Parola di Dio proclamata nella Messa, ma validi anche in ogni celebrazione liturgica (Sacramenti,Sacramentali, Liturgia delle ore)».

 

 

 

Ne è nato un prontuario in dieci punti che riportiamo in maniera sintetica, rimandando al documento della Congregazione per una argomentazione più completa.

 

1.Riconoscendo che «l’ascolto del Vangelo è punto culminante nella Liturgia della Parola», si suggerisce di dare particolare importanza all’Evangeliario portandolo in processione o collocandolo in una posizione significativa per la venerazione dei fedeli.

2.«È necessario rispettare le letture indicate, senza sostituirle o sopprimerle (…) La proclamazione dei testi del Lezionario costituisce un vincolo di unità tra tutti i fedeli che li ascoltano».

3.Quando è possibile si suggerisce il canto del Salmo responsoriale come risposta della Chiesa alla Parola di Dio. In questo senso è da incrementare il servizio del salmista.

4.Citando l’Evangelii Gaudium di papa Francesco, la congregazione scrive: «I Pastori in primo luogo hanno la grande responsabilità di spiegare e permettere a tutti di comprendere la Sacra Scrittura. Poiché essa è il libro del popolo, quanti hanno la vocazione a essere ministri della Parola di Dio devono sentire forte l’esigenza di renderla accessibile alla propria comunità». Nella lettera apostolica con cui istituiva la Domenica della Parola, il Papa scriveva: «A noi predicatori è richiesto l’impegno a non dilungarci oltre misura con omelie saccenti o argomenti estranei. Quando ci si ferma a meditare e pregare sul testo sacro, allora si è capaci di parlare con il cuore per raggiungere il cuore delle persone che ascoltano».

5.È importante offrire durante la celebrazione uno spazio di silenzio che permetta di «accogliere interiormente» la Parola ascoltata.

6.Chi è chiamato a proclamare la Parola (lettore, diacono, sacerdote) deve curare una preparazione «interiore ed esteriore».

7.L’ambone come luogo della proclamazione della Parola non deve essere anche il luogo degli avvisi, dei commenti o della direzione del canto.

8.Per quanto riguarda il Lezionario e l’Evangeliario si chiede «di curare il loro pregio materiale e il loro buon uso». «È inadeguato ricorrere a foglietti, fotocopie, sussidi in sostituzione dei libri liturgici».

9.Una catechesi a questo dedicata, quando è possibile e come è possibile, può aiutare a comprendere «quali sono i criteri di distribuzione liturgica dei vari libri biblici nel corso dell’anno e dei suoi tempi».

10.Questa domenica particolare può diventare anche occasione per «approfondire il nesso tra la Sacra Scrittura e la liturgia delle ore».

Attraverso questi suggerimenti soprattutto di ordine pratico siamo invitati a dire di nuovo la nostra volontà di vivere secondo la Parola convinti di quanto leggiamo nella Evangelii Gaudium: «La Parola di Dio ascoltata e celebrata, soprattutto nell’Eucaristia, alimenta e rafforza interiormente i cristiani e li rende capaci di un’autentica testimonianza evangelica nella vita quotidiana».

 

 

20190324 111949

 

CONGREGATIO DE CULTU DIVINO ET DISCIPLINA SACRAMENTORUM

Prot. N. 602/20


NOTA SULLA DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO

[pdf]

La Domenica della Parola di Dio, voluta da Papa Francesco ogni anno alla III Domenica del Tempo Ordinario,[1] rammenta a tutti, Pastori e fedeli, l’importanza e il valore della Sacra Scrittura per la vita cristiana, come pure il rapporto tra Parola di Dio e liturgia: «Come cristiani siamo un solo popolo che cammina nella storia, forte della presenza del Signore in mezzo a noi che ci parla e ci nutre. Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non “una volta all’anno”, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti. Per questo abbiamo bisogno di entrare in confidenza costante con la Sacra Scrittura, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi rimangono chiusi, colpiti come siamo da innumerevoli forme di cecità».[2]

Questa Domenica costituisce pertanto una buona occasione per rileggere alcuni documenti ecclesiali[3] e soprattutto i Praenotanda dell’Ordo Lectionum Missae, che presentano una sintesi dei principi teologici, celebrativi e pastorali circa la Parola di Dio proclamata nella Messa, ma validi anche in ogni celebrazione liturgica (Sacramenti, Sacramentali, Liturgia delle Ore).

1. Per mezzo delle letture bibliche proclamate nella liturgia, Dio parla al suo popolo e Cristo stesso annunzia il suo Vangelo;[4] Cristo è il centro e la pienezza di tutta la Scrittura, l’Antico e il Nuovo Testamento. [5] L’ascolto del Vangelo, punto culminante della Liturgia della Parola,[6] è caratterizzato da una particolare venerazione,[7] espressa non solo dai gesti e dalle acclamazioni, ma dallo stesso libro dei Vangeli.[8] Una delle modalità rituali adatte a questa Domenica potrebbe essere la processione introitale con l’Evangeliario[9] oppure, in assenza di essa, la sua collocazione sull’altare.[10]

2. L’ordinamento delle letture bibliche disposto dalla Chiesa nel Lezionario apre alla conoscenza di tutta la Parola di Dio.[11] Perciò è necessario rispettare le letture indicate, senza sostituirle o sopprimerle, e utilizzando versioni della Bibbia approvate per l’uso liturgico.[12] La proclamazione dei testi del Lezionario costituisce un vincolo di unità tra tutti i fedeli che li ascoltano. La comprensione della struttura e dello scopo della Liturgia della Parola aiuta l’assemblea dei fedeli ad accogliere da Dio la parola che salva.[13]

3. È raccomandato il canto del Salmo responsoriale, risposta della Chiesa orante;[14] perciò è da incrementare il servizio del salmista in ogni comunità.[15]

4. Nell’omelia si espongono, lungo il corso dell’anno liturgico e partendo dalle letture bibliche, i misteri della fede e le norme della vita cristiana.[16] «I Pastori in primo luogo hanno la grande responsabilità di spiegare e permettere a tutti di comprendere la Sacra Scrittura. Poiché essa è il libro del popolo, quanti hanno la vocazione ad essere ministri della Parola di Dio devono sentire forte l’esigenza di renderla accessibile alla propria comunità».[17] I Vescovi, i presbiteri e i diaconi debbono sentire l’impegno a svolgere questo ministero con speciale dedizione, facendo tesoro dei mezzi proposti dalla Chiesa.[18]

5. Particolare importanza riveste il silenzio che, favorendo la meditazione, permette che la Parola di Dio sia accolta interiormente da chi l’ascolta.[19]

6. La Chiesa ha sempre manifestato particolare attenzione a coloro che proclamano la Parola di Dio nell’assemblea: sacerdoti, diaconi e lettori. Questo ministero richiede una specifica preparazione interiore ed esteriore, la familiarità con il testo da proclamare e la necessaria pratica nel modo di proclamarlo, evitando ogni improvvisazione.[20] C’è la possibilità di premettere alle letture delle brevi e opportune monizioni.[21]

7. Per il valore che ha la Parola di Dio, la Chiesa invita a curare l’ambone dal quale viene proclamata;[22] non è un arredo funzionale, bensì il luogo consono alla dignità della Parola di Dio, in corrispondenza con l’altare: parliamo infatti della mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo, in riferimento sia all’ambone sia soprattutto all’altare.[23] L’ambone è riservato alle letture, al canto del Salmo responsoriale e del preconio pasquale; da esso si possono proferire l’omelia e le intenzioni della preghiera universale, mentre è meno opportuno che vi si acceda per commenti, avvisi, direzione del canto.[24]

8. I libri che contengono i brani della Sacra Scrittura suscitano in coloro che li ascoltano la venerazione per il mistero di Dio che parla al suo popolo.[25] Per questo si chiede di curare il loro pregio materiale e il loro buon uso. È inadeguato ricorrere a foglietti, fotocopie, sussidi in sostituzione dei libri liturgici.[26]

9. In prossimità o nei giorni successivi alla Domenica della Parola di Dio è conveniente promuovere incontri formativi per evidenziare il valore della sacra Scrittura nelle celebrazioni liturgiche; può essere l’occasione per  conoscere meglio come la Chiesa in preghiera legge le sacre Scritture, con lettura continua, semicontinua e tipologica; quali sono i criteri di distribuzione liturgica dei vari libri biblici nel corso dell’anno e nei suoi tempi, la struttura dei cicli domenicali e feriali delle letture della Messa.[27]

10. La Domenica della Parola di Dio è anche un’occasione propizia per approfondire il nesso tra la Sacra Scrittura e la Liturgia delle Ore, la preghiera dei Salmi e Cantici dell’Ufficio, le letture bibliche, promovendo la celebrazione comunitaria di Lodi e Vespri.[28]

Tra i numerosi Santi e Sante, tutti testimoni del Vangelo di Gesù Cristo, può essere proposto come esempio san Girolamo per il grande amore che egli ha nutrito per la Parola di Dio. Come ha ricordato recentemente Papa Francesco, egli fu un «infaticabile studioso, traduttore, esegeta, profondo conoscitore e appassionato divulgatore della Sacra Scrittura. […] Mettendosi in ascolto, Girolamo trova se stesso, il volto di Dio e quello dei fratelli, e affina la sua predilezione per la vita comunitaria».[29]

Questa Nota intende contribuire a risvegliare, alla luce della Domenica della Parola di Dio, la consapevolezza dell’importanza della Sacra Scrittura per la nostra vita di credenti, a partire dal suo risuonare nella liturgia che ci pone in dialogo vivo e permanente con Dio. «La Parola di Dio ascoltata e celebrata, soprattutto nell’Eucaristia, alimenta e rafforza interiormente i cristiani e li rende capaci di un’autentica testimonianza evangelica nella vita quotidiana».[30]

Dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 17 dicembre 2020.

Robert Card. Sarah
Prefetto

 

                                                      ✠ Arthur Roche
                                                  Arcivescovo Segretario

 



[1] Cf. Francesco, Lettera Apostolica in forma di Motu proprio Aperuit illis, 30 settembre 2019.

[2] Francesco, Aperuit illis, n. 8; Concilio Vaticano II, Costituzione Dei Verbum, n. 25: «È necessario che tutti i chierici, principalmente i sacerdoti e quanti, come i diaconi o i catechisti, attendono legittimamente al ministero della parola, conservino un contatto continuo con le Scritture mediante una lettura spirituale assidua e uno studio accurato, affinché non diventi “un vano predicatore della parola di Dio all'esterno colui che non l'ascolta dentro di sé”, mentre deve partecipare ai fedeli a lui affidati le sovrabbondanti ricchezze della parola divina, specialmente nella sacra liturgia. Parimenti il santo Concilio esorta con ardore e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere “la sublime scienza di Gesù Cristo” (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. “L'ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo”».

[3] Concilio Vaticano II, Costituzione Dei Verbum; Benedetto XVI, Esortazione apostolica Verbum Domini.

[4] Cf. Sacrosanctum Concilium, nn. 7, 33; Institutio generalis Missalis Romani (IGMR), n. 29; Ordo lectionum Missae (OLM), n. 12.

[5] Cf. OLM, n. 5.

[6] Cf. IGMR, n. 60; OLM, n. 13.

[7] Cf. OLM, n. 17; Caeremoniale Episcoporum, n. 74.

[8] Cf. OLM, nn. 36, 113.

[9] Cf. IGMR, nn. 120, 133.

[10] Cf. IGMR, n. 117.

[11] Cf. IGMR, n. 57; OLM, n. 60.

[12] Cf. OLM, nn. 12, 14, 37, 111.

[13] Cf. OLM, n. 45.

[14] Cf. IGMR, n. 61; OLM, n. 19-20.

[15] Cf. OLM, n. 56.

[16] Cf. OLM, n. 24; Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Direttorio omiletico, n. 16 .

[17] Francesco, Aperuit illis, n. 5; Direttorio omiletico, n. 26.

[18] Cf. Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, nn. 135-144; Direttorio omiletico.

[19] Cf. IGMR, n. 56; OLM, n.  28.

[20] Cf. OLM, nn. 14, 49.

[21] Cf. OLM, nn. 15, 42.

[22] Cf. IGMR, n. 309; OLM, n. 16.

[23] Cf. OLM, n. 32.

[24] Cf. OLM, n. 33.

[25] Cf. OLM, n. 35; Caeremoniale Episcoporum, n. 115.

[26] Cf. OLM, n. 37.

[27] Cf. OLM, nn. 58-110; Direttorio omiletico, nn. 37-156.

[28] Institutio generalis de Liturgia Horarum, n. 140: «La lettura della Sacra Scrittura, che per antica tradizione si fa pubblicamente non soltanto nella celebrazione eucaristica, ma anche nell’Ufficio divino, dev’essere tenuta nella massima considerazione da tutti i cristiani, perché viene proposta dalla Chiesa stessa, non a scelta di singoli o secondo la disposizione più favorevole del loro animo, ma in ordine al mistero che la Sposa di Cristo svolge attraverso il ciclo annuale […]. Inoltre nella celebrazione liturgica la lettura della Sacra Scrittura è sempre accompagnata dalla preghiera».

[29] Francesco, Lettera apostolica Scripturae sacrae affectus, nel XVI centenario della morte di san Girolamo, 30 settembre 2020.

[30] Cf. Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, n. 174.

 

 


Domenica della Parola di Dio

 

P. Ronchi (teologo): “In ascolto di Gesù per avere i suoi occhi e le sue mani”

Fonte agenzia SIR – ottobre 2019 –

Sarà celebrata la III domenica del Tempo ordinario per riscoprire il valore e la centralità delle Sacre Scritture. Lo ha stabilito ieri il Papa. La prima si svolgerà il 26 gennaio 2020.

Padre Ermes Ronchi: "La Bibbia esprime l’umiltà di Dio che bussa al cuore dell’uomo con una parola semplice, disarmata" ed è "richiamo a guardare nell’intimo ma anche ad uscire da sé verso i poveri che sono voce e carne del Signore". Importante la valenza ecumenica e interreligiosa della data prescelta.

Un giorno da vivere in modo solenne per riscoprire il valore e la centralità delle Sacre Scritture. E’ la “Domenica della Parola di Dio” istituita da Papa Francesco con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio “Aperuit Illis”, emanata ieri 30 settembre, memoria liturgica di san Girolamo, celebre traduttore della Bibbia in latino, a 1600 dalla sua morte. Nel documento, il cui titolo è ispirato dal versetto del Vangelo secondo san Luca: “Aprì loro la mente per comprendere le Scritture”, il Papa stabilisce che “la III domenica del tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio” e fa propria l’affermazione dell’autore della Vulgata:   “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”.

Una notizia non inattesa – già a conclusione del Giubileo della misericordia Francesco aveva chiesto nella “Misericordia et misera” che si pensasse ad una domenica dedicata alla Parola di Dio – ma accolta con “profonda gioia” da padre Ermes Ronchi, dell’Ordine dei Servi di Maria, scelto nel 2016 dal Pontefice per guidare gli Esercizi spirituali di Quaresima per sé e per la Curia romana. “Molti cristiani – dice al Sir – conoscono e frequentano ancora poco la Sacra Scrittura, ma l’attenzione sta crescendo e su questa onda si inserisce il Papa. La sua idea è vitale: sarà decisivo se riusciremo a mettere la Parola di Dio realmente dentro di noi”.

Padre Ermes, perché è così importante questa giornata?
Perché intende mettere in modo solenne la Parola al cuore della vita della comunità cristiana. Non una riflessione, ma una Parola che crea comunicazione e chiama a dislocarsi da sé. Dio comunica attraverso parole – non con tuoni, fulmini, effetti speciali –. E’ l’umiltà di Dio che bussa al cuore dell’uomo con una parola semplice, disarmata, nel totale rispetto di ognuno.

Non è casuale la scelta della data: la terza domenica del tempo ordinario, a ridosso della Giornata del dialogo con gli ebrei e della Settimana di preghiera per l’ unità dei cristiani..
La Sacra Scrittura ha valore di unione. Pensiamo ai salmi, preghiere di due popoli di due religioni diverse, ebraica e cristiana. Eppure leggiamo le stesse parole, preghiamo con le stesse preghiere. Ed anche ciò che abbiamo indiscutibilmente in comune con i fratelli delle Chiese e protestanti è la Parola di Dio. Questo costruisce legami da cui partire nel cammino verso l’unità; la scelta del Papa assume perciò grande valenza ecumenica e interreligiosa.

Francesco precisa che la Bibbia non è un libro per pochi privilegiati bensì il libro del popolo di Dio…
La Scrittura ha un carattere fondativo e quasi sacramentale: in essa il popolo di Dio si ritrova. La Parola è urlo, è ruggito dei profeti come Amos domenica scorsa, è grido del povero; a volte è invece semplice sussurro nella notte, sogno, brivido nell’anima, oppure il racconto di una storia. In questo, Gesù è un vero specialista: le parabole sono la punta più rifinita e più geniale del suo linguaggio.

La parabola è per tutti: è laica, universale, raggiunge chiunque e chiama a entrare dentro una vicenda. Ma nel Vangelo il Signore pone anche oltre 200 domande: due modi per gettare un amo nel profondo dell’anima lasciando piena libertà di risposta.

Il Papa sottolinea inoltre l’importanza di un’adeguata proclamazione della Parola e la centralità dell’omelia…
A volte assistiamo a letture sciatte, senza pathos, senza logos, senza partecipazione, che mi addolorano profondamente. Il lettorato è prezioso: non si tratta di leggere per conto proprio o di declamare come a teatro, bensì di proporre in modo attento e vibrante la Parola del Signore. Certamente sarebbero necessari dei corsi. Quanto all’omelia, croce e delizia di ogni sacerdote, occorre dedicarvi tempo e ispirarsi alle tecniche comunicative di Gesù: la creatività e la bellezza delle sue storie.

Gesù era un uomo molto felice; lo si capisce dalla ricchezza della sua immaginazione.

Noi preti corriamo invece il rischio di mettere in pratica ciò da cui padre Turoldo ci metteva in guardia in un suo verso: “Dio ucciso dalle nostre mestissime omelie”.

Il Papa cita Lazzaro, tra l’altro al centro del Vangelo di domenica scorsa, sottolineando che la Parola chiama a misericordia, carità, solidarietà, a non ignorare poveri e sofferenti…
La Bibbia è storia di Dio con l’uomo; è dialogo tra cielo e terra; è richiamo a guardare nell’intimo ma anche ad uscire da sé verso i poveri che sono voce e carne di Dio; sono i profeti di oggi che gridano davanti al Signore e Lui in loro si identifica. Pensiamo a Matteo 25: mi avete dato da mangiare, da bere, mi avete accolto. Ero io. Poveri, malati, migranti: è negli ultimi che Dio si identifica; Lui, il Diverso che viene per renderci diversi da ciò che siamo. La Parola deve avere ricadute concrete nella nostra vita, deve fare storia. Ascoltarla è ascoltare Gesù: avere gli occhi, le mani, i piedi di Gesù che corrono verso chi è nel bisogno; essere sospinti come Lui dallo spirito verso i nostri fratelli.