2017 09 17 saluto monari

 

 

 

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Il Vescovo venuto da Sassuolo 65 anni, prete da 42, dal 2005 è vicepresidente della Cei per il Nord Italia. Il padre Arturo nella sua Sassuolo era meccanico, la madre Giuliana casalinga

Mons. Luciano Monari è nato il 28 marzo 1942 a Sassuolo. Il padre Moisè Arturo era meccanico. La madre, Giuliana Ruini, casalinga. Ha compiuto i primi studi nel luogo d’origine, ha frequentato il Liceo Classico “Muratori” a Modena negli anni 1955-60 e, conseguita la maturità nel 1960, è entrato in Seminario a Reggio Emilia, sua diocesi di appartenenza. In precedenza aveva percorso l’itinerario formativo nell’oratorio “Don Bosco” di 2007 07 19 Monari LucianoSassuolo, al temine del quale ha maturato gradualmente la decisione di diventare sacerdote.

IN SEMINARIO NEL 1960. Nel 1960 fa quindi il suo ingresso nel seminario reggiano, ma vi resta solo un anno. Con altri due studenti viene inviato a Roma dove frequenta per quattro anni i corsi di Teologia e per altri tre Sacra Scrittura. Dal 1961 al 1965 è all’Università Gregoriana.

SACERDOTE DAL ‘65. Il 20 giugno 1965, il vescovo mons. Gilberto Baroni lo ordina sacerdote. Dal 1965 al 1968, è di nuovo a Roma:  consegue  prima la licenza in Teologia all’Università Gragoriana  (1965) e poi al Pontificio Istituto Biblico in Sacra Scrittura (1968). Rientra quindi nella propria diocesi e subito si dedica all’insegnamento in seminario. è titolare della cattedra di Sacra Scrittura, ma tiene anche corsi di Teologia dogmatica e di  Teologia spirituale. Mons. Monari ha insegnato anche allo STAB, lo Studio Teologico Accademico Bolognese e al Seminario Regionale di Bologna. Accanto all’impegno nell’insegnamento, vi è quello nell’Azione Cattolica. Nel 1968 viene nominato vice-assistente diocesano e dal 1970 al 1980 è assistente diocesano. Nel 1980 viene nominato direttore spirituale del seminario reggiano. Ha pubblicato alcuni volumi soprattutto di Sacra Scrittura.

VESCOVO NEL 1995. Mons. Monari è stato ordinato vescovo dal cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, da monsignor Gilberto Baroni, vescovo emerito di Reggio Emilia, deceduto il 14 marzo 1999, e da monsignor Paolo Gibertini, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla (emerito dal 1998), il 2 settembre 1995 presso il Palazzetto dello Sport di Reggio Emilia. Il giorno 3 settembre ha fatto l’ingresso nella diocesi di Piacenza-Bobbio. Durante il governo della diocesi di Piacenza Bobbio ha promosso diverse iniziative pastorali: la Scuola della Parola in Cattedrale; la visita pastorale alle 428 parrocchie della diocesi; numerosi viaggi pastorali (Brasile, Canada, Inghilterra, Albania, Croazia, Bangladesh-Sri Lanka ed altri); si é impegnato nella predicazione di esercizi spirituali per il clero, per le famiglie, per i giovani e per le associazioni. Nell’anno giubilare del 2000 ha promosso una grande  missione popolare diocesana; ha avviato la riforma territoriale della diocesi con l’istituzione di sette vicariati e 39 unità pastorali; molti i documenti per guidare l’attività diocesana.

VICEPRESIDENTE DELLA CEI. Nell’ambito degli incarichi extradiocesani, è stato membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi. A livello regionale è stato vescovo incaricato dell’Ufficio Catechistico. Il 30 maggio 2005 è stato eletto dalla 54a assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana vicepresidente per l’Italia del Nord. Il mandato é quinquennale. A fine gennaio 2007 insieme ai vescovi della Regione Emilia Romagna è stato ricevuto dal Papa in vista ad limina.

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Primo Messaggio

monari2Al presbiterio della Chiesa bresciana insieme con il vescovo Giulio e l’ausiliare Francesco. A tutti i credenti in Cristo della Chiesa di Brescia.

Con gioia e riconoscenza ho accettato la nomina del Papa a vescovo della Chiesa bresciana. Ora prego il Signore che mi aiuti a vivere questa scelta come atto di amore. Amore a Lui, anzitutto, perché il servizio pastorale nasce sempre dall’amore concreto per Gesù. Con le parole di Pietro gli dico: “Signore, tu sai tutto; tu sai che, nonostante le mie debolezze, e forse ancor più proprio per queste, ti amo”. Mi doni il Signore di vivere il ministero pastorale in piena obbedienza a Lui: “Pascii mieiagnelli…le miepecore.” So bene che la Chiesa bresciana appartiene al Signore; che Lui è il vero e unico pastore perché ha dato la vita per le sue pecore: di Lui desidero solo essere un piccolo segno trasparente poiché vengo non per realizzare un mio progetto, ma come mandato. Nello stesso tempo chiedo al Signore che mi doni un autentico amore per ciascuno di voi, fratelli carissimi, presbiteri, diaconi, religiosi, laici tutti, un amore che sia pronto a servire senza recriminazioni e senza rimpianti. Ripeto con convinzione le parole di san Paolo ai Corinzi: “Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, poiché nella fede voi siete già saldi.” (2Cor 1,24) Proprio così. Il Signore mi ha reso partecipe della sua gioia e mi manda per confermare in tutti voi, fratelli carissimi, la consolazione e la speranza che vengono dal suo amore.             Ne abbiamo un bisogno immenso. Nonostante le apparenze, infatti, fatichiamo anche solo a comprendere che cosa sia la gioia e dove la si possa davvero trovare. Inseguiamo chimere, sogniamo piaceri senza limiti, poi si troviamo ad aver bisogno di anestetici che tradiscono la nostra tristezza. Vorrei, fratelli carissimi, cercare insieme con voi la gioia che viene non dal possesso di molte cose, non dalla conquista di posti di prestigio, ma dalla costruzione di relazioni rispettose, amicali, fraterne secondo la logica del vangelo. Se Gesù ha ragione, infatti, la gioia non sta nel liberarsi da tutti i pesi, ma nel portare i pesi gli uni degli altri, nel vivere gli uni per gli altri.             Lascio una Chiesa alla quale sono immensamente affezionato: la chiesa piacentina-bobbiese mi ha accolto con grande disponibilità dodici anni fa e mi ha insegnato con pazienza a essere vescovo. Le sono grato e porto nel mio cuore una memoria incancellabile dei volti, delle persone, delle esperienze vissute. Vengo a una Chiesa per me nuova, che conosco però come Chiesa di grande tradizione cristiana, la chiesa di Paolo VI. Sono consapevole dei limiti che porto con me e vengo quindi con un po’ di timore. Ma vengo con grande libertà; non ho fatto nulla per avere questo servizio e posso quindi fare appello alla fedeltà del Signore; lui mi manda e sarà lui a guidarmi e a sostenermi. Mi affido alla vostra preghiera e alla vostra bontà. In particolare saluto con affetto mons. Sanguineti che in questi anni ha servito la diocesi con tutto il suo amore e la sua testimonianza di fede. Saluto mons. Beschi, vescovo ausiliare: dovrà proprio aiutarmi a conoscere la Chiesa bresciana. Saluto con rispetto grande il presbiterio, i diaconi, i religiosi e le religiose; so che l’efficacia del mio ministero dipende soprattutto da loro. Dio ci benedica e ci doni coraggio nel cammino non facile ma entusiasmante che abbiamo davanti.             “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.”  

Piacenza, 19 luglio 2007.

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Gli scritti di mons. Luciano Monari

monari3Particolarmente ricca è la bibliografia di mons. Monari.

1982 Creazione  e storia della salvezza,  in AA.VV.,  “Un Dio che libera, Studi sull’Antico Testamento”, Torino, pagg. 13 - 25;

1983 Il  messaggio  del  Vangelo  di  Marco,  Bologna;  

1986 La  rilettura  cristiana  dell’Antico Testamento,  in AA.VV., “Dalle Scritture alla liturgia”, Roma, pagg. 29 - 49; Figure giovanili nella Bibbia, in “Parole di vita”, 31,  20-27; 

1987 Paternità e maternità di Dio, in “Parole di Vita”, 32, 17-22;

1988 Ezechiele,  un  sacerdote profeta,  Brescia;  Il profeta come sentinella.  Riflessioni su Ezechiele 33, 1 - 9,  in “Presiedere alla  carità”  -  Studi  in  onore  di  Mons. G.Baroni,  Genova, pagg. 3 - 15; Recensione  di  J.  A.  Soggin.  Introduzione  all’Antico Testamento, in “Rivista Biblica Italiana” 36,  411 - 414;

1989 La casa sulla roccia. Meditazioni su Matteo 5 - 7, Reggio Emilia;  ... perché ti vergogni! Riflessioni su Ezechiele 16,  in “Parola Spirito e Vita” 20, 63 - 74;

1990 Meditazioni sul Padre Nostro e l’Ave Maria, Reggio Emilia; Il ritorno del Signore:  Ezechiele  43,  1  -  9,  in  “Parola Spirito Vita” 22,  51 - 60; L’amore come forma dell’Antico Testamento,  in “Credere Oggi” 57, 29 - 41;

1991 Gesù edifica la sua comunità. Meditazioni  su  Matteo  16  - 18, Reggio Emilia; Ezechiele  16 e le tradizioni d’Israele,  in “Parola Spirito e Vita” 24, 31 - 42;

1993 Cammino in Terra Santa,  Reggio Emilia; 

1994 Vi  annuncio  una grande gioia. Meditazioni sul Vangelo di Luca, Reggio Emilia;  

1997 Il discorso di Paolo di Mileto.  Esercizi spirituali al clero, pagg. 120, Ed. Berti, Piacenza; Tu sei prezioso ai miei occhi.  Esercizi spirituali ai giovani, pagg. 120, Ed.Berti, Piacenza; Coraggio sono io, non temete.  Lectio divina sul Vangelo di Marco, pagg. 80, Ed. Berti, Piacenza;

1999 Alle radici della missione.  Raccolta di testi curati dalla “Comunità di Preghiera Contemplativa, pagg. 64, Ed. Berti, Piacenza;

2001 Perché il mondo creda.  Lettera pastorale, pagg.64, Ed. Berti, Piacenza; Come profumo d’incenso. Lectio divina sui Salmi, pagg. 210, Ed. Berti, Piacenza; Meditazione sulla cattedrale, pagg. 71, Ed. Berti, Piacenza;

2002 Sarà chiamato ‘Emmanuele’. Lectio divina sul tempo di Avvento, pagg. 61, Ed. Berti, Piacenza;

2003 Dio al di sopra dei cieli.  Meditazioni da un pellegrinaggio in Turchia, pagg. 140, Ed. Berti, Piacenza; Il Signore aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo.  Meditazioni da un pellegrinaggio in Grecia, Ed. Berti, Piacenza;

2004 Perché mi cercavate?  Lettera pastorale alla diocesi di Piacenza-Bobbio per l’anno 2004-2005, Ed. Berti, Piacenza.

2005 Una generazione narra all’altra. Iniziare alla fede: il compito della comunità cristiana, Orientamenti pastorali per l’anno 2005-06.

2006 Debitori del Vangelo. Trasmettere la fede alle nuove generazioni. Orientamenti pastorali per l’anno 2006-07.

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Lo Stemma ed il Motto del Vescovo di Brescia Mons. Luciano Monari

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Blasone
Arma: d'argento, al Vangelo aperto e scritto IN PRINCIPIO AMEN di nero, foderato di rosso; cappato ricurvo, a destra d'azzurro, alla croce diminuita d'argento; a sinistra di rosso, ad un pane spezzato d'oro, ripieno d'argento.
Disegno di Maria Cristina Sintoni
Blasone di Maurizio Carlo Alberto Gorra

Contrassegni della dignità vescovile
Lo scudo (dalla forma che ricorda un calice) è timbrato dal cappello prelatizio, con cordoni, nodi e dodici nappe disposte su tre file (1.2.3) pendenti per ciascuno lato. Il tutto di colore verde.

Lo scudo è accollato in palo a una croce d’oro.

Nel cartiglio il motto “EVANGELIUM NON ERUBESCO”.

Descrizione
La forma dello scudo, a calice, è senza alcun dubbio lo stemma più appropriato per un ecclesiastico.
La scelta del cappato per le partizioni, da qui la somi- glianza con lo stemma papale, è ricondotta al desiderio di onorare il Santo Padre Benedetto XVI.

I metalli: oro e argento. I colori: azzurro e rosso.

L’argento, rappresentato dal bianco, ad indicare il candore, l’innocenza e la purezza; metallo appropriato per elevare il testo più prezioso della Santa Madre Chiesa: il Vangelo. Il libro ha la copertina di rosso, colore che rappresenta l’Amore professato dalla Fede Cristiana, il colore della Passione di Cristo, rosso come il sangue di Cristo, ma anche amore verso Dio e verso il prossimo. Porta la scritta: “IN PRINCIPIO AMEN”.

“In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum” ovvero: “In principio era il Verbo, e il Verbo era con Dio e il Verbo era Dio”. Così inizia la il Vangelo dell’evangelista Giovanni Il Verbo, ovvero Dio, il principio di tutte le cose.

Amen è la parola usata da Gesù nel Nuovo Testamento quando, per introdurre principi fondamentali, li faceva precedere dalla parola Amen, a significare: “In verità vi dico; Ciò che dico è vero e certo”. Usata anche alla fine delle preghiere liturgiche, Amen assume nel nostro caso la valenza della fine delle cose: “In Principio, Amen – Inizio e Fine”.

“In principio” sono le prime parole della Bibbia; “Amen” è l’ultima.

L’azzuro del campo e il bianco (argento) della croce della cappa a sinistra dell’osservatore (destra araldica) sono anche i colori dell’Assunta, alla cui Gloria è dedicata la Cattedrale di Brescia. Gli stessi sono anche i colori della brescianità.

Oltre ai numerosi significati simbolici della Croce, occorre ricordare che una delle reliquie più amate dai bresciani sono le Sante Croci conservate nel Duomo Vecchio, o Rotonda.

L’oro è rappresentato dal giallo; metallo considerato il più nobile, vuol significare la Luce, la Fede e la ricchezza. D’oro è il pane spezzato, contenuto nella cappa su campo rosso a destra dell’osservatore (sinistra araldica).

Nell’Oriente antico il pane non era tagliato ma spezzato: questo gesto figurato voleva significare il desiderio di condividere con altri il cibo. Il colore rosso del campo è il colore di Piacenza, nella cui diocesi l’Episcopus ha svolto in precedenza il suo ministero episcopale.

Il motto nel cartiglio: Evangelium Non Erubesco, è tratto dalla lettera di San Paolo ai Romani (1,16): “Non enim erubesco Evangelium”. Il senso è: “So quanto sia grande il valore del vangelo, per questo non mi vergogno di esserne servo e amministratore”.

 

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