Riflessioni : luglio 2025

 

   padre   Ermes Ronchi

riflessioni

fonte: https://blog.smariadelcengio.it/


27 07 2025

    XVII Domenica del tempo ordinario - Anno C -   

   "Chiedete e vi sarà dato."

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
"Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione"».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Vangelo secondo Luca 11,1-13

 


 

UNA FUNICELLA CON DIO

 

“Il Padre Nostro intreccia Dio con noi come quando intrecci due funicelle che diventano una corda sola, una fune fortissima”.

“Signore insegnaci a pregare!” Pregare è cosa che si impara. I dodici sapevano lo shemà israel e le diciotto benedizioni, ma sono affascinati da come Gesù si pone davanti a Colui che chiama “Abbà”. “Nella moltitudine delle preghiere giudaiche non si trova un solo esempio della parola “Abbà” riferita a Dio” (J. Jeremias). Che è, nel dialetto di casa, nella lingua del cuore, la parola dei bambini per dire ‘padre’. Un Dio che sa di abbracci e di casa.
La preghiera che Gesù insegna è un dittico che si apre,
un libro spalancato su due facciate.
Nella prima l’uomo si interessa delle cose di Dio,
nella seconda è Dio che si interessa di quelle dell’uomo.
Gesù ci chiede di interessarci di Dio perché anche lui è povero, gli manca qualcosa, forse l’ultima pecora, o gli manco io.
Il Padre Nostro intreccia Dio con noi come quando intrecci due funicelle che diventano una corda sola, una fune fortissima. Così Dio intreccia il suo respiro con il mio, la sua vita con la mia.
Il Padre nostro non dice mai ‘io’ o ‘mio’, ma sempre ‘tu, tuo e nostro’. Come la parabola dell’amico che bussa di notte alla porta dell’amico, e chiede pane per un terzo amico che è giunto ed ha fame. Il pane per me è un fatto materiale, il pane per mio fratello è un fatto spirituale.
Una storia di amicizia e di pane ci insegna a pregare!
“Amico prestami tre pani perché è arrivato un amico”. Anche noi siamo così, povera gente ricca solo di amici. Che per amicizia trova il coraggio di uscire nella notte, di bussare a porte chiuse, guidata dalla bussola del cuore.
Il terzo amico, quello che di notte arriva inatteso, carico di fame e di stanchezze, rappresenta tutti quelli che, anche senza parole, mi hanno chiesto aiuto. La preghiera è lasciarsi raggiungere dalla vita, è ospitalità della vita. Bisogna essere molto vivi per pregare bene, avere il cuore pieno di volti e di nomi.
Apri la porta e ti accorgi di non avere né pane, né olio, né forze sufficienti, e allora vai alla sorgente anche se è notte, perché sai la strada e la sorgente non verrà mai meno.
Da duemila anni ripetiamo il Padre Nostro e il pane continua a mancare; eppure sulla terra c’è tanto pane che basterebbe per tutti; manca a molti a causa dell’avidità o della volontà di morte di pochi. E ci sono luoghi, Gaza e non solo, dove si muore uscendo a cercare il pane, l’esatto contrario della parabola.
Abbiamo anche tanto pregato per la pace e la pace non è venuta. Ma Dio esaudisce le nostre preghiere? “Sì, Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste bensì le sue promesse” (D. Bonhoeffer): non vi lascio soli, non sarete mai abbandonati, farete cose che meritano di non morire.
Pregare è come respirare. Perché respiri? Semplice: per vivere! Prego perché senza il respiro del cielo la terra muore. 

 

padre Ermes Ronchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cuffia1La tua misericordia
Shout! Koinonia

cuffia1    Misericordia sei
Rinnovamento nello Spirito

cuffia1   Padre nostro
Marco Frisina

cuffia1    Nel giorno in cui
ti ho invocato
mi hai risposto.
Shout! Koinonia
(salmo resp.)

 

 

Vignetta  della Domenica

 


20 07 2025

    XVI Domenica del tempo ordinario - Anno C -   

   "Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore."

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Vangelo secondo Luca 10, 38-42

 

 


 

QUATTRO OCCHI LIQUIDI

 

Un rabbi che entra nella casa di due donne, sovranamente libero di parlare a loro che erano le escluse, mettendo a parte le donne, come Gabriele, dei più riposti segreti del Signore.
Marta è la donna dell’accoglienza generosa, di mani e di pane sulla tavola per tutti. Maria è l’accoglienza dell’ascolto, si siede ai piedi del maestro e beve ogni sua parola. Marta corre dentro e fuori dalla cucina, alimenta il fuoco, esce in cortile e torna a controllare le pentole; passa e ripassa, affaccendata per tutti.
Maria, rapita, ascolta Gesù. Tutti i pregiudizi sulle donne saltano per aria; per la prima volta si rompe ogni schema, ogni distanza formale maestro-discepola si infrange come un vaso di profumo, e l’aroma riempie la casa.
Conosciamo tutti il miracolo della prima volta. Poi, ci si abitua. L'eternità invece è non abituarsi mai.
Maria ha scelto la parte buona, ha iniziato dalla parte giusta il suo cammino con Dio: dal tu per tu, dal faccia a faccia. Il primo servizio da rendere all'amico, quando amico è un nome di Dio, è ascoltarlo, stare con lui, vicino col cuore.
La casa si è riempita di gente e Marta teme di non farcela. Allora con la libertà dell'amicizia s'interpone tra Gesù e la sorella: “dille che mi aiuti!”. Gesù l'ha seguita con gli occhi, ha ascoltato i rumori e sentito l'odore del cibo, era come se fosse stato in cucina con lei.
“Marta, Marta, tu ti affanni per troppe cose”. Gesù non contraddice il servizio, ma l'affanno. Non si oppone al suo cuore generoso, ma ne contesta l’ansia.
E a noi ripete: attento a un troppo che è in agguato, che può ingoiarti: troppo lavoro, troppi desideri, troppo correre. Ti siedi ai piedi di Cristo e scopri che “una cosa sola è necessaria”, ed è saper distinguere tra illusorio e permanente, tra effimero ed eterno.
Marta, non disperderti nelle troppe faccende di casa, tu sei molto di più. Tu puoi stare con me in una relazione diversa, condividere non solo servizi, ma pensieri, sogni, sapienza, conoscenza. Perché Gesù non cerca servitori, ma amici; non vuole al suo seguito persone che facciano delle cose per lui, ma gente che gli lasci fare delle cose dentro di sé.
Gli occhi di Maria sono liquidi di felicità; quelli di Marta, di corse e di fatica.
Le due sorelle tracciano i passi della fede di ogni credente: passare dall'affanno di ciò che devo fare per Dio, allo stupore di ciò che Lui fa per me, passare da Dio come dovere a Dio come ringraziamento.
Marta e Maria non si oppongono, i loro modi di amare sono complementari e entrambi necessari, poli di un'unica legge: amerai il Signore tuo Dio e amerai il prossimo tuo; una sola beatitudine in due tempi: beati quelli che ascoltano la Parola, beati quelli che la mettono in pratica.
“Una sola è la cosa di cui c'è bisogno” : non vivere senza mistero, non vivere senza relazioni.
Riprendi allora il ritmo del cuore; abbi il coraggio di far volare più lente le tue ali, più quiete le tue mani.
Io sono Marta, io sono Maria; dentro di me le due sorelle si tengono per mano.

 

 

 

padre Ermes Ronchi

 

 

cuffia1  Il buon samaritano
Rinnovamento nello Spirito

cuffia1    Ascolta Israele
Piera Cori

cuffia1   Mi fido di te
Rinnovamento nello Spirito

cuffia1    Mio Dio, grande è il tuo amore
Rinnovamento nello Spirito

 

Vignetta  della Domenica

 


13 07 2025

    XV Domenica del tempo ordinario - Anno C -   

   "Chi è il mio prossimo?"

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

 

Vangelo secondo Luca 10, 25 -37

 


 

SANGUE, POLVERE e SPLENDORE

 

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico.
Una delle storie più belle al mondo, solo dieci righe di sangue, polvere e splendore.
Un uomo scendeva, e guai se ci fosse un aggettivo: giudeo o straniero, ricco o povero. E’ l'uomo, e tanto basta. Non ne sappiamo il nome, ma sappiamo il suo dolore: ferito, colpito, terrore e sangue, faccia a terra. Oggi il mondo intero scende da Gerusalemme a Gerico.
Il primo che passa è un prete che lo scansa e passa oltre.
Non passare oltre. Cosa c’è oltre l’uomo? Il nulla.
Oltre il sangue di Abele non c’è niente, tantomeno Dio.
Il sogno di un mondo nuovo distende le sue ali ai primi tre gesti del samaritano: lo vide, ne ebbe pietà, si fece vicino. Tutti termini di una carica infinita che grondano umanità.
Vedere e lasciarsi ferire dalle ferite dell’altro.
Fermarsi addosso alla vita che si scioglie nel sangue sulla strada.
Toccare: si può toccare solo da vicino, facendosi “prossimo”.
La compassione non è un istinto, è una conquista, e il samaritano sceglie di fermarsi, senza neppure sapere chi sia quell’uomo.
E poi il racconto si fa rapido. Luca mette in fila altri sette verbi per descrivere un amore senza parole: versò, fasciò, caricò, portò, si prese cura, pagò. Fino al decimo verbo: ripasserò a saldare, se serve. Esagerato. Davvero incapace di calcolo, come Dio.
Quell’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico è fortunato. Perché l'esperienza di essere amato gratuitamente, anche una sola volta nella vita, risana in profondità chi si sente calpestato nell'anima.
Chi è il mio prossimo? Aveva chiesto il dottore della legge. Gesù gira la domanda: a chi sei prossimo tu?
Il dottore aveva posto all’inizio un’altra questione, immensa: cosa devo fare per essere felice? Come si fa ad essere felici? Domanda conficcata nel cuore di tutti. E Gesù risponde: tu amerai; lo sai già. Tutto il futuro è qui, in un unico imperativo.
Allora ama i tuoi samaritani, quelli che ti hanno salvato, rialzato, che hanno sofferto per te. Chi ti ha versato olio e vino sulle ferite, e affetto nel cuore. Non dimenticare mai chi ti ha soccorso e ha pagato per te. Li amerai con gioia, con festa, con gratitudine.
E da loro imparerai: “Va’ e anche tu fai così”.
L'appuntamento con Dio, per tutti, è sempre sulla strada di Gerico. La vera differenza non è tra cristiani, buddisti, musulmani, ma tra chi si ferma accanto all’uomo bastonato a sangue e chi invece tira dritto.
La notte comincia con la prima stella, l’amore con il primo sguardo, il mondo nuovo con il primo samaritano buono. Che, senza mai parlare di Dio, lo rivela. Perché Dio non si dimostra, si mostra.

 

padre Ermes Ronchi

 

 

cuffia1  Il buon samaritano
Rinnovamento nello Spirito

cuffia1    Ascolta Israele
Piera Cori

cuffia1   Mi fido di te
Rinnovamento nello Spirito

cuffia1    Mio Dio, grande è il tuo amore
Rinnovamento nello Spirito

 

Vignetta  della Domenica

 

 


06 07 2025

    XIV Domenica del tempo ordinario - Anno C -   

   "La vostra pace scenderà su di lui."

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»..

 

Vangelo secondo Luca 10, 1 - 12 .  17-20

 

 


 

1+1= COMUNITÀ

 

Le nostre comunità vivono una stagione di stanchezze e di sconcerto per i numeri che calano.
Gesù no, lui custodiva e incoraggiava quel germoglio nascente: designò altri 72 e li inviò.
E’ il cristianesimo ad essere in crisi? No, è in crisi un certo modo di intendere il cristianesimo.
Ricominciamo dal vangelo:
1. La prima parola oggi: la messe è molta, ma sono pochi quelli che vi lavorano. Lo sguardo di Gesù vede gente bella e dal cuore aperto. Persone che si prodigano ovunque senza rumore, guardando dritto.
Ma gli operai sono pochi... forse abbiamo capito male. Non è il numero il problema, il numero è un criterio anti-evangelico; la vera domanda è se noi lavoriamo a questa messe o se stiamo alla finestra a guardare.
Siamo noi quei settantadue inviati. Tutti. Laici, frati, donne e uomini; ma siamo capaci di dire Dio? Di dire pace? In casa mia, nel lavoro, con i miei amici o in famiglia, nelle associazioni?
Gesù non dà i dettagli dell’anno catechistico o a che orari mettere le messe; lui ci dice l’essenziale, ci indica la consegna amorosa e contagiosa del vangelo, dove la passione è la grande assente.
2. A due a due; neanche il parroco o il priore fa da solo; ha bisogno dell’altro come stimolo e come limite.
A due a due, un bastone cui appoggiare la stanchezza e un amico su cui appoggiare il cuore.
Il numero due non indica la somma di uno più uno, ma è l’inizio della comunione, l’avvio della comunità e del cerchio grande, filo doppio che non si spezza.
3. Le parole che affida ai discepoli sono semplici e poche: pace a questa casa, Dio è vicino. Parole dirette.
Non si tratta di una pace generica, ma pace a questa casa, a questa tavola, a questi volti. Pace è una parola da riempire di gesti, di muri da abbattere, di perdoni chiesti e donati, di fiducia concessa di nuovo, di ascolti e abbracci. Ripudiate l’odio. Amatevi, altrimenti vi distruggerete. È tutto qui il vangelo.
4. Vi mando come agnelli fra i lupi. Senza zanne o artigli, ma non allo sbaraglio, bensì a mostrare il mondo in altra luce. Vi mando come presenza disarmata, ad opporvi al male con un "di più" di bontà.
5. Vi mando senza, senza, senza.
Non è l’abbondanza dei mezzi a rendere efficace l’annuncio. Non sei un buon parroco perché hai tanti soldi, neanche un buon padre di famiglia per tanto denaro, ma perché sei credibile, come credente o come padre.
6 Non salutate nessuno per strada, che non vuol dire: girate a muso duro fra la gente. Non disperdetevi, dice Gesù, restate concentrati sulla missione, andate diritti al vostro scopo.
I settantadue vanno, più piccoli dei piccoli, più poveri di un povero.
Li ha messi sulla strada che è di tutti, che non si ferma mai e ti porta via.
Vanno, profeti del sogno di Dio: quello di un mondo finalmente in pace. Un sogno in cui dobbiamo credere ancora, nonostante tutte le smentite.

 

padre Ermes Ronchi

 

 

cuffia1  Acclamate a Dio
Rinnovamento nello Spirito

cuffia1    Ti seguirò
Rinnovamento nello Spirito

cuffia1   Manda me
Nico Battaglia

cuffia1    Manda me
SDV Worship

 

Vignetta  della Domenica

 

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