Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
17 gennaio 2026 : 37ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
“«In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (GN 12,3). Sessant'anni di Nostra Aetate" è il sussidio in vista del 17 gennaio 2026.
Ha per titolo “«In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (GN 12,3). Sessant'anni di Nostra Aetate" il sussidio predisposto dall’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso in vista della 37ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, che si celebrerà sabato 17 gennaio 2026.
L’obiettivo è quello di offrire alle comunità cristiane (parrocchie, gruppi, associazioni, movimenti, comunità, istituti religiosi, circoli culturali, federazioni, scuole) degli strumenti per avviare e sostenere, nei differenti contesti, processi di dialogo con le realtà ebraiche e di riscoperta delle radici ebraiche della e nella fede cristiana. Prevista, come è consuetudine, una locandina, anche personalizzabile.

Pubblichiamo il Messaggio per la 37ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio 2026), dal titolo: «Uniti nella stessa benedizione. “In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gen 12,3)».
È meraviglioso ricordare, soprattutto in questi tempi, che come cristiani e come ebrei siamo dentro la medesima benedizione. Un cammino diverso, ma radicati nella stessa benedizione. Abramo parte, lascia la sua terra, cammina verso un paese che non conosce. Avanza trepidante verso una terra straniera, cammina incerto verso un futuro sconosciuto, affronta i pericoli e le crisi del viaggio. Ma è fondato su una certezza: la benedizione di Dio. È così avviene nella storia per tutti i suoi discendenti: ebrei, cristiani, musulmani. Diversi, a tratti distanti, a volte in conflitto. Eppure raccolti dentro la stessa benedizione. Tale benedizione esprime una relazione di Alleanza. Pertanto siamo raccolti dentro la medesima Alleanza. Alleati dello stesso Alleato. Che benedice, cioè fa vivere. Dunque, dobbiamo sempre ripartire da questa certezza, anche dopo le crisi, anche nei momenti di crisi.
Abbiamo da poco concluso il sessantesimo anniversario della dichiarazione Nostra Aetate, in cui si legge: “Il Sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo” (n. 4). In tale anniversario abbiamo guardato con gratitudine al cammino percorso in questi anni nel dialogo ebraico-cristiano. Negli ultimi tempi si sono vissuti momenti di tensione a causa di discorsi o iniziative non in sintonia con l’interlocutore o contenenti affermazioni ambigue. Non sono mancate, purtroppo, prese di posizione che hanno fomentato rigurgiti di antisemitismo. Desideriamo, pertanto, esprimere una posizione comune e condivisa della Chiesa cattolica italiana in merito al rapporto con le comunità ebraiche che sono in Italia. L’intento è quello di riaffermare “il vincolo” ricordato da Nostra Aetate, chiarire i fraintendimenti, stimolare il confronto nel territorio fra le comunità cristiane e quelle ebraiche e porre alcuni punti fermi del rapporto ebraico-cristiano.
Ciò che ci unisce
Gesù Cristo ci lega al popolo ebraico. L’identità cristiana profonda non può fare a meno del popolo ebraico, della sua storia e della sua spiritualità. Sono i nostri fratelli maggiori. Siamo in debito verso di loro. Siamo rami diversi che spuntano dalla stessa radice santa: “La posta in gioco non è semplicemente la continuazione vitale di un dialogo, bensì l’acquisizione della coscienza, nei cristiani, dei loro legami con il gregge di Abramo e le conseguenze che ne derivano” (C.M. Martini, Israele, radice santa, Vita e Pensiero, Milano 1993); conseguenze che il cammino percorso ha inesorabilmente tracciato per entrambe le realtà. Il Concilio Vaticano II aveva abbozzato la strada da seguire nei rapporti ebraico-cristiani. Sono occorsi anni di paziente lavoro, di gesti simbolici forti, di riflessioni e testi sempre più raffinati perché le due comunità riuscissero ad affrontare temi più delicati: l’incontro tra il popolo di Dio dell’Antica Alleanza, da Dio mai revocata (Rm 11,29), e quello della Nuova Alleanza; l’incontro tra le Chiese cristiane e l’odierno Popolo dell’Alleanza conclusa con Mosè. È ancora più importante avviare una riflessione teologica sul rapporto tra il cristianesimo, nella sua forma attuale, e l’ebraismo così come esiste oggi, quale portatore di una tradizione di fede e di pensiero che si sono sviluppati negli ultimi due millenni sul fondamento talmudico. Ciò che si profila all’orizzonte è una migliore comprensione della missione della Chiesa in relazione alla missione del Popolo ebraico, considerati entrambi nell’orizzonte dell’unica Promessa di cui sono eredi indivisi.
Desideriamo continuare a camminare con i nostri cari fratelli ebrei, con stima e riconoscenza. Ci impegniamo a studiare le Sacre Scritture e a lasciarci aiutare da loro in questo studio. Desideriamo mantenere uno stretto legame per imparare da loro e con loro l’arte di mantenerci popolo in cammino, popolo in attesa, popolo capace di speranza. Desideriamo lottare con forza contro ogni tipo di antisemitismo e di antigiudaismo. Facciamo nostre le parole di Papa Leone XIV: “La Chiesa, ‘memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque’ (NA 4). Da allora (cioè dalla pubblicazione di Nostra Aetate, ndr) tutti i miei predecessori hanno condannato l’antisemitismo con parole chiare. E così anch’io confermo che la Chiesa non tollera l’antisemitismo e lo combatte, a motivo del Vangelo stesso” (Udienza Generale, 29 ottobre 2025). Per questo motivo riteniamo fondamentale il comune lavoro sulle “16 schede per conoscere l’ebraismo” e la sua continuazione con ulteriori approfondimenti, per creare una corretta conoscenza dell’ebraismo. Riteniamo altresì cruciale la Giornata del 17 gennaio, la diffusione delle “16 schede”, favorendo così la formazione permanente specie di insegnanti e responsabili di gruppi e associazioni, così come il testo Decostruire l’antigiudaismo cristiano, recentemente tradotto in italiano per volontà della CEI. Auspichiamo e ci impegniamo a promuovere, a livello territoriale, ulteriori momenti di confronto e di studio. Decisamente intendiamo continuare gli incontri nazionali con i leader religiosi presenti in Italia per costruire una “via italiana” di dialogo interreligioso.
Ciò che ci distingue
È fondamentale continuare il dialogo fondato sulla comune radice santa, senza nascondere le ovvie differenze. Come diceva Schalom Ben Chorin, rabbino riformato tedesco, “La fede di Gesù ci unisce, la fede in Gesù ci divide” (Fratello Gesù, p. 28). Gesù per noi è il Messia: come per ogni ebreo la fede di Gesù si fonda sullo Shemà e, secondo l’intuizione di David Flusser, sentiamo questo fondamento imprescindibile e “sarebbe un grande evento cristiano se molti riconoscessero che la fedeltà di Gesù al popolo ebraico, l’ardore con cui ha condiviso le sofferenze ebraiche e la sua speranza ebraica possono far parte per il cristiano dell’imitatio Christi” (in C. Thoma, Teologia cristiana dell’ebraismo, 1983, XXXXI). Quest’affermazione che Gesù è il Messia genera diversità nel modo di leggere le Scritture, nel modo di leggere la storia, nel modo di guardare il mondo. Ci impegniamo a rispettare lo sguardo del popolo ebraico e a vederlo come complementare e non antitetico. Garantiamo una vicinanza carica di affetto. Nello stesso tempo, chiediamo il rispetto del nostro sguardo. Siamo differenti, ma fratelli e sorelle nell’unico Dio. Come tali desideriamo rispettarci e riconoscerci nelle nostre identità. Anzi, ci proponiamo di collaborare sempre più con i fratelli ebrei per arricchire la comune tradizione dei figli di Abramo, sperando di farlo a tre, insieme con l’altra voce della fede abramitica. Ci impegniamo a lavorare perché le identità diventino generative per noi e per la società.
Questo discorso vale anche per la lettura del contesto attuale. Ribadiamo e difendiamo il diritto degli ebrei ad avere uno Stato in cui poter vivere in sicurezza e serenità. Ovviamente ciò non toglie che l’approccio alla teologia della terra nella tradizione cristiana non coincida con quello ebraico. Ci riserviamo d’altronde la libertà e la possibilità di esercitare uno sguardo critico sulle scelte dei governi israeliani, come peraltro facciamo con i governi di altri Paesi e verso il nostro stesso governo. In questa luce, nel cammino verso una “via italiana del dialogo” è sempre più urgente interrogarci a proposito del giusto rapporto fra religione e spazio pubblico.
Nel segno della speranza
Rinnoviamo la nostra ferma e decisa condanna al terrorismo in ogni sua forma. Ribadiamo la nostra ferma e decisa condanna dell’atto terroristico e ignobile del 7 ottobre 2023. Siamo vicini alle vittime del popolo ebraico e a quelle del popolo palestinese nella tragedia Gaza e auspichiamo una soluzione che consenta a entrambi, come anche agli altri gruppi presenti in quei territori, una convivenza pacifica. Siamo vicini a tutte le persone che soffrono a causa del conflitto in atto. Invitiamo, una volta di più, tutti i cattolici che sono in Italia a ripudiare ogni antisemitismo e ogni espressione violenta contro il popolo ebraico. Invochiamo la pace, con le parole del salmo 122 [121],6-9: “Chiedete pace per Gerusalemme:/ vivano sicuri quelli che ti amano;/ sia pace nelle tue mura,/ sicurezza nei tuoi palazzi./ Per i miei fratelli e i miei amici/ io dirò: “’Su te sia pace’/ Per la casa del Signore nostro Dio,/ chiederò per te il bene”. Invochiamo la pace con le parole di Papa Leone XIV dette all’inizio del suo pontificato: “Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”. Invochiamo la pace con le parole del Card. Matteo Zuppi: “Ci domandiamo con inquietudine: cosa possiamo fare di più per la pace? Chiediamo: cessi il rumore delle armi in nome del rispetto per l’inviolabile dignità della persona umana, di ogni persona; siano protetti i civili da ogni forma di violenza fisica, morale e piscologica; sia garantita a ciascuno la libertà di decidere dove e come vivere nel rispetto dell’altro e in fraternità” (Introduzione al Consiglio Permanente, 22 settembre 2025).
Auspichiamo dunque la continuazione del dialogo franco, leale e costruttivo. Un dialogo nella verità e nella carità, con la ferma volontà di riconoscerci fratelli, sempre e comunque. Con la ferma volontà di non abbandonare mai il dialogo, per nessun motivo. La fraternità sta a fondamento del rapporto che sussiste fra noi, come base e come prospettiva. Siamo dentro la medesima benedizione. Le differenze non la cancellano e non la cancelleranno. Radicati in questa certezza desideriamo continuare a costruire le nostre relazioni. Il dialogo tra noi è anche un servizio per il dialogo fra le religioni e, soprattutto, un servizio verso questo nostro mondo, sempre più lacerato e diviso. Non possiamo privare il mondo di questo dono. Nella consapevolezza che tutte le religioni sono chiamate, con coraggio ed urgenza, ad affrontare la sfida del dialogo. Ne va della loro stessa identità. “Le diverse religioni, a partire dal riconoscimento del valore di ogni persona umana come creatura chiamata ad essere figlio o figlia di Dio, offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società. Il dialogo tra persone di religioni differenti non si fa solamente per diplomazia, cortesia o tolleranza” (Lettera enciclica “Fratelli tutti” n. 271).
Ci auguriamo che in ogni territorio le nostre comunità dedichino tempo a riflettere sulla situazione attuale secondo lo stile di questo messaggio. Soprattutto le invitiamo a confrontarsi con le comunità ebraiche per rinsaldare i rapporti e per testimoniare, nella nostra società, la vocazione delle religioni a creare dialogo e coesione sociale. Ci auguriamo, alla luce della situazione geo-politica, che si possano vivere nei vari territori momenti di incontro tra cristiani, ebrei e musulmani. Per offrire alla società, nella concretezza dei rapporti, la testimonianza di una vera ricerca di pace. Una via italiana del dialogo interreligioso. Auspichiamo gesti concreti di vicinanza fra comunità cristiane e comunità ebraiche. Invitiamo le comunità cristiane a usare le “16 schede” e a creare momenti di confronto sul testo Decostruire l’antigiudaismo cristiano.
Roma, 24 novembre 2025
La Commissione Episcopale
per l’Ecumenismo e il Dialogo
17 gennaio 2025 : 36ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

Pubblichiamo il Messaggio per la 36ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio 2025), dal titolo: “Pellegrini di speranza”.
Un nuovo senso delle cose
In un campo di concentramento Etty Hillesum così scriveva: “Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, sarà troppo poco. Non si tratta di conservare questa vita ad ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva, possa arricchire l’uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare, se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori per farli decantare e divenire fattori di crescita e di comprensione, allora non siamo una generazione vitale. Certo non è così semplice, e forse meno che mai per noi ebrei; ma se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient’altro che i nostri corpi salvati ad ogni costo, e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione, allora non basterà”. Ci lasciano senza fiato queste parole. Una giovane donna ebrea, con tutta la vita davanti, non pensa innanzitutto alla sopravvivenza, ma al futuro della società. Lascia in secondo piano l’interesse personale, addirittura un proprio fondamentale diritto, per mettere al primo posto un bene collettivo. Sogna un “nuovo senso delle cose” per un mondo impoverito. Anzi sogna di contribuire a questo nuovo senso delle cose. In quel mondo dilaniato dalla violenza, ferito, carico di odio e di desiderio di vendetta, in quel mondo divenuto tremendamente povero, lei sogna di far germinare uno sguardo nuovo. In questo modo suggerisce a tutte le religioni una strada su cui posizionarsi. Non si tratta di difendere la nostra sopravvivenza nella società occidentale, ma di lavorare per costruire un senso nuovo delle cose. La nostra missione è quella di far germogliare speranza e costruire comunità.
Un cammino di speranza
Il Giubileo è una bella opportunità per la nostra Chiesa per ripartire dalla speranza. Scrive Papa Francesco: “Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità. Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza. La Parola di Dio ci aiuta a trovarne le ragioni” (Spes non confundit 1). Viviamo un tempo carico di minacce. Fatichiamo a guardare avanti con fiducia. Guerre, ingiustizie, crisi climatica, crisi della democrazia, crisi economica, aumento delle povertà… Per sperare abbiamo bisogno di tornare alla Parola di Dio. Lì troviamo la certezza di avere un unico Padre e la promessa di “nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia” (2 Pt 3,13). Sicuramente il Giubileo sarà un tempo propizio per lasciar parlare la Scrittura, anche grazie all’ascolto della lettura dei fratelli e delle sorelle ebrei. Nella certezza che la speranza si genera innanzitutto stabilendo relazioni fraterne. Il Giubileo sarà un cammino di speranza se stimolerà vie di riconciliazione e perdono.
Ripartire per approfondire
In questi ultimi tempi, segnati dal tragico atto terroristico del 7 ottobre 2023, dalla guerra successiva e dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, i rapporti tra cattolici ed ebrei, in Italia, sono stati difficili con momenti di sospetto, incomprensioni e pregiudizi. Ma il dialogo non si è interrotto. In Europa sono tornati deprecabili atti di antisemitismo e incaute prese di posizione, a volte anche violente. Proprio per questo il dialogo va rafforzato. Continuiamo a crederci. Sicuramente il dialogo non è semplice anche a causa del passato, dell’“insegnamento del disprezzo” (J. Isaac) e della troppo scarsa partecipazione delle comunità cristiane. È necessario che il dialogo non sia più una questione di nicchia. Come Chiesa cattolica ci auguriamo che l’Anno Giubilare porti al rilancio e all’allargamento del dialogo. Non per “tirare avanti”, ma per approfondire. Riprendendo le parole del Card. Carlo Maria Martini: “La posta in gioco non è semplicemente la maggiore o minore continuazione vitale di un dialogo, bensì l’acquisizione della coscienza, nei cristiani, dei loro legami con il gregge di Abramo e le conseguenze che ne deriveranno sul piano dottrinale, per la disciplina, la liturgia, la vita spirituale della Chiesa e addirittura per la sua missione nel mondo d’oggi”. Su tale dialogo si gioca e si giocherà una partita tanto delicata quanto decisiva, anche per il futuro delle Chiese cristiane. Nell’anniversario del Concilio di Nicea come Chiese cristiane dobbiamo riscoprire che il rapporto con l’ebraismo e con le Scritture è fondamentale anche per il cammino ecumenico.
Ripartire dalla Scrittura
Il Giubileo è sempre un tempo di “ripartenza”, un tempo per fermarsi e ripartire guardando con speranza al futuro. Per fare questo è necessario fare teshuvah, cioè ritornare ad attingere alla sorgente. Proprio come si legge nella Dichiarazione conciliare “Nostra Aetate” di cui nel 2025 celebriamo il 60° anniversario: “Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo” (n. 4).
Ci auguriamo che l’Anno Giubilare, alla luce dei tempi che stiamo vivendo, sia la rinnovata occasione per cristiani ed ebrei, di ritornare ai testi biblici letti insieme fraternamente secondo le proprie tradizioni.
Roma, 25 settembre 2024
La Commissione Episcopale
e l’Ecumenismo e il Dialogo

17 gennaio 2024 : 35ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

Il Messaggio per la 34ª Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei

Pubblichiamo il Messaggio per la 34ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio 2023), dal titolo: “Uno sguardo nuovo (Is 40,1-11)”.
Nella Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei desideriamo confermare l’importanza di questo rapporto per le nostre comunità cristiane. Infatti, come afferma Papa Francesco in Evangelii Gaudium, «la Chiesa, che condivide con l’Ebraismo una parte importante delle Sacre Scritture, considera il popolo dell’Alleanza e la sua fede come una radice sacra della propria identità cristiana (cfr Rm 11,16-18)» (EG, n. 247). Anche il documento “Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rm 11,29) – Riflessioni su questioni teologiche attinenti alle relazioni cattolico-ebraiche, pubblicato dalla Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo (CRRE) il 10 dicembre 2015, sottolinea che «il dialogo con l’ebraismo è qualcosa di assolutamente speciale per i cristiani, poiché il cristianesimo ha radici ebraiche che determinano l’unicità delle relazioni tra le due tradizioni» (n. 14).
Dio ci supera
La stagione che stiamo vivendo, segnata dall’auspicata uscita dalla pandemia che per lungo tempo ha fiaccato la vita del Paese, comprese le comunità di fede, ci spinge a interrogarci a fondo sulla nostra presenza nella società come uomini e donne credenti nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Il passo del profeta Isaia, scelto quest’anno come nucleo ispiratore per la Giornata del 17 gennaio (Is 40,1-11), è un annuncio di consolazione per il popolo, chiamato a stare saldo nella fiducia che il suo Signore non lo abbandonerà: “Nahamù nahamù ‘ammì”, “Consolate, consolate il mio popolo” (Is 40,1). Possiamo avere fiducia nel futuro perché la Parola di Dio ci garantisce che egli è fedele. Fondati in lui, troviamo la forza per dar credito alla vita ed essere fiduciosi, perché ci sentiamo preceduti e “superati” dalla sua azione. Dio, infatti, opera oltre le nostre stesse attese.
Nonostante le nostre fragilità
Il testo di Isaia non tace il rischio della rassegnazione e della perplessità. Di fronte all’annuncio dell’iniziativa inattesa di Dio e all’invito a gridare, risuona l’interrogativo: «Che cosa dovrò gridare?» (Is 40,6). La domanda nasce dalla constatazione delle nostre fragilità, oltre che del nostro peccato: «Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua grazia è come un fiore del campo» (Is 40,6). Certo, se guardiamo alle nostre forze, «veramente il popolo è come l’erba» (Is 40,7)! Questi anni di pandemia, il dramma della guerra, la crisi energetica ecologica ed economica, hanno messo a nudo le crepe delle organizzazioni sociali, economiche e anche religiose, aprendo a potenziali inquietanti scenari di complessa interpretazione. Ci hanno fatto toccare con mano la nostra debolezza e ci hanno messo di fronte all’incostanza nel rispondere alla Parola di speranza che Dio rivolge alla vita.
Dio è tenace
Ma Isaia ci invita a guardare oltre, per scorgere la saldezza di qualcosa di incrollabile: la sua Promessa. Se noi siamo come l’erba e come il fiore del campo, c’è una realtà che non viene mai meno: la Parola di Dio che rimane rivolta in eterno. Il profeta ammette che certamente l’uomo è come l’erba, «ma la parola del nostro Dio dura per sempre» (Is 40,8). Il Signore è sempre in attesa del nostro ritorno a Lui, per questo siamo chiamati a essere annunciatori di speranza. Consapevoli che Dio è tenace nel suo amore, possiamo annunciarlo con gioia agli uomini e alle donne del nostro tempo. Egli costantemente ci ripete: «Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo» (Is 43,4).
Apriamo gli occhi!
Dio agisce oltre noi, oltre le nostre comunità. Come operò nel sovrano pagano Ciro (Is 45,1), che divenne strumento di liberazione nelle mani del Signore. Dio è all’opera nell’estraneo e nello straniero. Dobbiamo quindi impegnarci insieme in un lavoro di ascolto e di discernimento per trovare il Signore là dove sta operando, al di là delle nostre attese e dei nostri progetti. Usciamo per incontrare il Signore, che si muove oltre i nostri ristretti confini! In questo modo potremo diventare gioiosi testimoni di speranza per tutti. Nello spazio pubblico siamo chiamati a farci fiduciosi annunciatori di possibilità, “rabdomanti” alla ricerca di nuovi sentieri, di nuove opportunità per gli uomini e le donne del nostro tempo. Siamo desiderosi di collaborare on le comunità ebraiche per generare gesti concreti di pace e di solidarietà. Esploratori alla ricerca di strade inedite, con lo sguardo attento a discernere il nuovo che emerge.
Cambiamo sguardo!
Ai fratelli e alle sorelle delle Comunità ebraiche in Italia esprimiamo una viva gratitudine per il cammino compiuto «sotto lo stesso giogo» (Sof 3,9) e rinnoviamo l’impegno a progredire nel dialogo, nella conoscenza e nella collaborazione. Fondati sull’amore incrollabile dell’Eterno, siamo in grado di guardare con fiducia al tempo che ci sta davanti, indagando nuovi percorsi, creando sentieri per costruire insieme un futuro di speranza, portando il nostro servizio nella società e nelle città. In questo modo ci impegniamo a curare il nostro sguardo: da uno sguardo pauroso, sospettoso e stanco, a uno sguardo coraggioso, fiducioso, vitale, capace di vedere che Dio «non si affatica e non si stanca, la sua intelligenza è inscrutabile. Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato» (Is 40,28-29).
Auspichiamo momenti di incontro, di studio, di preghiera e di comune testimonianza all’unico Dio.
Roma, 21 settembre 2022
LA COMMISSIONE EPISCOPALE
PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO
17 gennaio 2022
XXXIII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

Il Messaggio per la Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei
Pubblichiamo il Messaggio per la 33ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio 2022), dal titolo: “Realizzerò la mia buona promessa” (Ger 29, 10).
La Giornata del 17 gennaio per i cristiani è un’importante occasione per curare il rispetto, il dialogo e la conoscenza della tradizione ebraica. Purtroppo in questo tempo assistiamo a deprecabili manifestazioni di cancellazione della memoria e di odio contro gli ebrei. La Giornata è una significativa opportunità per sottolineare il vincolo particolare che lega Chiesa e Israele (NA 4) e per guardare alle comunità ebraiche attuali con la certezza che «Dio continua ad operare nel popolo dell’Antica Alleanza e fa nascere tesori di saggezza che scaturiscono dal suo incontro con la Parola divina» (EG 249).
Negli ultimi anni i temi del dialogo sono stati dedicati alle Dieci parole e alle Meghilloth; ora, alla luce della pandemia e delle sue conseguenze, desideriamo intraprendere un cammino sulla Profezia. Proponiamo la lettura di un passo del profeta Geremia che ci pare particolarmente in sintonia con il tempo complesso che stiamo attraversando. Si tratta de “La lettera agli esiliati” (Ger 29,1-23).
In questa lettera Geremia reinterpreta l’esilio vissuto dal popolo quasi si trattasse di un «nuovo esodo»: Israele si trova in mezzo ai pagani, ben distante dalla «terra della promessa», senza il tempio, eppure proprio in quella situazione drammatica ritrova il senso autentico della propria vocazione. Moltiplicarsi in quella terra, «mettere radici», favorire la pace e la prosperità di tutti, ripartire dalle cose fondamentali e semplici della vita (lavoro, relazioni, casa, famiglia…): ecco la chiamata che Dio affida ai suoi. Alle indicazioni su come vivere il tempo dell’esilio è legata una promessa per il futuro: chi sceglie di conservare tutto e resta attaccato a un passato glorioso, rischia di perdere anche se stesso, mentre chi è disponibile ad abbandonare ogni falsa sicurezza riavrà i suoi giorni. A nulla serve l’illusione di poter riprendere in fretta le consuetudini amate, di fare in modo che tutto “sia come prima”.
La comunità in esilio aveva una duplice tentazione: perdere ogni speranza e costruire una comunità chiusa, distaccata e ripiegata su se stessa. Nella pandemia, come credenti, abbiamo avuto le stesse tentazioni: perdere la speranza e chiuderci in comunità sempre più autoreferenziali. Le stesse tentazioni le proviamo di fronte alla situazione di esculturazione del fenomeno religioso (o, per lo meno, del cristianesimo): rischiamo di perdere la speranza e di creare comunità sempre più chiuse in se stesse. Geremia ci invita a “stare positivamente dentro la realtà”, a mettere radici e a starci in modo “generativo”. Ecco la sfida per le religioni: uscire dal rischio della “depressione” e dell’autoreferenzialità difensiva per essere generative, capaci di lavorare per la costruzione della società e generare speranza. Come cristiani e come ebrei possiamo aiutarci ad affrontare tale sfida, perché la Promessa resta costante nella storia. Il Signore lavora per “rigenerare”, per “far ricominciare”. Egli è fedele e non abbandona il suo popolo. Ogni crisi è una buona occasione, un tempo favorevole da “non sprecare”: essere seminatori di speranza. Gli esiliati si danno da fare per il paese, lavorano, investono energie per la terra, persino pregano il Signore per il benessere di quel paese. Questo ci ricorda che “colui che viene da fuori”, l’ospite e lo straniero, è una risorsa per il paese; che lo straniero è una benedizione e che l’ospitalità, così centrale nelle tradizioni ebraica e cristiana, può essere lo “stile” con cui oggi i credenti stanno nella storia e animano la società.
La lettera di Geremia è dunque un testo che, letto a due voci in questa giornata, può aiutarci a collocare la nostra esperienza di fede nell’odierna stagione di “cambiamento d’epoca”. I temi della “ricostruzione”, della speranza, del dialogo con le realtà che ci circondano, il confronto con l’altro (anche con lo “straniero”), possono fornire spunti importanti rispetto al modo di abitare la terra. Un’ottima occasione di confronto e di dialogo. A noi cristiani cattolici possono insegnare un vero stile sinodale.
Ci rivolgiamo infine a voi, comunità ebraiche italiane, ringraziandovi per quanto rappresentate per noi, e chiedendovi di sentirvi partecipi di questo itinerario, nel quale – come ha affermato Papa Francesco – possiamo «aiutarci vicendevolmente a sviscerare le ricchezze della Parola, come pure condividere molte convinzioni etiche e la comune preoccupazione per la giustizia e lo sviluppo dei popoli» (EG 249).
Roma, 24 novembre 2021
LA COMMISSIONE EPISCOPALE
PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO
Sussidio: Giornata di approfondimento e sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
- Sussidio per la XXXII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2021 - "Qhoelet"
- Sussidio
- Sussidio per stampa
- Sussidio per la XXXI Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 16 gennaio 2020 - "Il Cantico dei Cantici"
- Sussidio per stampa
- Sussidio per stampa tipografica
- Sussidio per la XXX Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2019 - "Ester"
- Sussidio per la XXIX Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2018 - "Le Lamentazioni"
- Sussidio per la XXVIII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2017 - "Rut"
- Sussidio per stampa
- Sussidio per stampa tipografica
- Sussidio per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2016 - "Non desidererai la casa del tuo prossimo" - Sussidio per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2015 - "Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo" - Sussidio per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 16 gennaio 2014 - "Non ruberai" - Sussidio per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2013 - "Non commettere adulterio" - Sussidio per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2012 - "Non uccidere" - Sussidio per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2011 - "Onora tuo padre e tua madre" - Sussidio per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2010 - "Ricordati del giorno di sabato per santificarlo" - Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2009 - "Ebrei e cristiani - 1959-2009: mezzo secolo di dialogo" - Sussidio per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2008 - "Non pronunziare il nome del Signore Dio tuo invano" - Sussidio per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2007 - "Non avrai altre divinità al mio cospetto" - Sussidio per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
– 17 gennaio 2006 - "Io sono il Signore tuo Dio"