Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore

 

 

19 Aprile 2026: 102^ Giornata

 

La 102ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore si celebra il 19 aprile e si concentra sul tema "L’esperienza del sapere". Questo evento è un momento di attenzione e riconoscimento per la Chiesa italiana, in particolare per l'Università Cattolica, che ha un ruolo fondamentale nel trasmettere e custodire il sapere. La Giornata mira a sostenere la missione educativa dell'Ateneo e a riflettere sul valore di una formazione capace di unire competenza, responsabilità e crescita umana. 

La Giornata è anche un'occasione per promuovere iniziative a favore della formazione, del diritto allo studio, dei percorsi di eccellenza e delle esperienze internazionali.

 Nel 2025, i fondi raccolti in occasione della Giornata Universitaria sono stati utilizzati per finanziare progetti come 335 borse di studio e contributi di solidarietà a studenti meritevoli, 1.500 insegnanti di tutta Italia partecipanti a corsi di formazione, 38 borse internazionali e di formazione post laurea, e l'intervento di 8.000 giovani italiani e 800 adolescenti tra i 14 e i 17 anni nell'ambito delle indagini dell'Osservatorio Giovani. 


La Giornata è un segno di stima autentica e di sostegno concreto, ma anche un'occasione per approfondire il significato e la missione propria dell'Università. Grazie ai contributi raccolti in tale occasione, l'Istituto Giuseppe Toniolo e l'Università Cattolica promuovono numerose iniziative a favore della formazione, del diritto allo studio, dei percorsi di eccellenza e delle esperienze internazionali. 

 

Il Messaggio per la 102ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore

 

Pubblichiamo il Messaggio della Presidenza della CEI per la 102ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebrerà domenica 19 aprile sul tema: “L’esperienza del sapere”.

Le università cattoliche sono nate per custodire, approfondire e tramandare il sapere come patrimonio dell’umanità. Non per una vanagloria umana ma nella consapevolezza che il sapere è un dono preziosissimo che la sapienza divina ha messo in mano delle sue creature. Nella Scrittura questa opera è rappresentata con l’immagine della donna saggia che coltiva con premura la sapienza e si contrappone alla donna stolta che attira e inganna i suoi adepti (Cfr. Proverbi 9,1-18). Coltivare il sapere è un’arte che consente di accrescere le conoscenze e le competenze, come evidenzia l’autore sacro: «Da’ consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere» (v.9). E subito dopo evidenzia il fine ultimo del sapere e indica quale sia la fonte della vera intelligenza: «Principio della sapienza è il timore del Signore e conoscere il Santo è intelligenza» (v.10). Questo è il compito che, fin dalla loro nascita nel medioevo, ha contrassegnato l’opera delle università cattoliche a cui va dato il merito di aver, in tempi spesso difficili e travagliati, conservato e trasmesso il sapere, grazie anche alle grandi biblioteche e ad un lavoro certosino di conservazione e trascrizione dei testi. Gran parte delle opere del passato, in ogni ambito del sapere, non sarebbero arrivate a noi senza il lavoro minuzioso e appassionato di moncaci e di comunità religiose che hanno dato vita a grandi centri culturali e a veri santuari della conoscenza e della sapienza umana.
Lo ricordava San Giovanni Paolo II nella Costituzione apostolica dedicata alla natura dell’università cattolica: «Essa condivide con tutte le altre Università quel “gaudium de veritate”, tanto caro a sant’Agostino, cioè la gioia di ricercare la verità, di scoprirla e di comunicarla (cfr. Confessiones, X, XXIII, 33)». Facendo poi riferimento alla sua stessa esperienza di studente e di professore universitario indicava quale sia la missione per le università cattoliche ai nostri giorni: «Esse mi danno la fondata speranza di una nuova fioritura della cultura cristiana nel molteplice e ricco contesto del nostro tempo in mutazione, il quale si trova certamente di fronte a gravi sfide, ma è anche portatore di tante promesse sotto l’azione dello Spirito di verità e di amore» (Ex corde ecclesiae, 1). Consapevoli che una così grande ricchezza culturale è affidata alla responsabilità di tutti gli atenei e, in particolare, delle università cattoliche, appare quanto mai necessario interrogarsi su come oggi vengono elaborate e trasmesse le conoscenze. Per questo il tema “L’esperienza del sapere”, su cui rifletteremo in occasione della 102ª Giornata Nazionale per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebra domenica 19 aprile 2026, potrà certamente aiutarci ad approfondire i diversi risvolti di una problematica sempre più delicata e complessa, anche alla luce delle rapide e pervasive innovazioni tecnologiche.
Nel panorama accademico italiano l’Università Cattolica del Sacro Cuore è stata sempre caratterizzata, fin dalla sua fondazione da parte di P. Agostino Gemelli e della Beata Armida Barelli, per un’offerta formativa basata sulla centralità dell’esperienza complessiva – umana, intellettuale e spirituale – vissuta dallo studente in relazione con i docenti e con tutta la comunità accademica. Una proposta dove il sapere non è misurato in termini solo quantitativi ma primariamente qualitativi, ossia in relazione alla maturazione complessiva della persona. Aiutare gli studenti a vivere un’autentica “esperienza del sapere” significa renderli capaci di declinare le conoscenze e le competenze come valorizzazione dei doni ricevuti, come responsabilità sociale nella realizzazione del bene comune, come collaborazione alla missione della Chiesa e come disponibilità ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Una vera “esperienza del sapere” passa sempre per una piena “esperienza dell’umano” e si traduce nell’attitudine a diventare operatori di pace, tessitori di vincoli fraterni, custodi della sostenibilità in ogni ambito di vita, testimoni di un amore più grande che ci consenta, come augura San Paolo, «di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3,19).
Di fronte al progressivo imporsi di processi tecnologici che affidano l’elaborazione del sapere agli algoritmi, appare ancora più urgente non perdere di vista che cosa rende pienamente umana l’esperienza del sapere. L’impatto delle nuove tecnologie, dall’IA ai Big-Data, può contribuire ad accrescere la capacità di gestire il sapere, ma può anche determinare una perdita di umanità e di coscienza etica. Per questo la via dell’educazione, che per l’Ateneo dei cattolici italiani passa primariamente attraverso il cuore, o meglio il Sacro Cuore, appare come la via maestra per valorizzare le potenzialità delle innovazioni tecnologiche senza venirne travolti. Questo è il compito affidato oggi alle università cattoliche come ricordato anche da papa Leone XIV nella Lettera apostolica per i sessant’anni della Gravissimum educationis: «Non si devono separare il desiderio e il cuore dalla conoscenza: significherebbe spezzare la persona. L’università e la scuola cattolica sono luoghi dove le domande non vengono tacitate, e il dubbio non è bandito ma accompagnato. Il cuore, lì, dialoga col cuore, e il metodo è quello dell’ascolto che riconosce l’altro come bene, non come minaccia. Cor ad cor loquitur è stato il motto Cardinalizio di San John Henry Newman» (Disegnare nuove mappe di speranza, 3.1).
In questi ultimi anni l’Ateneo dei cattolici italiani ha dato ancor più prova di un cuore davvero grande anche in forza delle scelte coraggiose quali: l’apertura internazionale come sta avvenendo con il Piano Africa; la lungimirante visione del futuro grazie all’approfondimento del dialogo e della collaborazione intergenerazionale; lo slancio solidaristico particolarmente visibile nel Campus di Roma che si esprime anche nello straordinario contributo assistenziale e scientifico del Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs. Non meno importante è il contributo offerto dall’Ateneo nel contesto del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. I cattolici, e non solo, guardano con grande fiducia e stima al lavoro dell’Ateneo. Mentre esprimiamo gratitudine per lo straordinario e fecondo impegno educativo, scientifico e culturale, assicuriamo la vicinanza e il sostegno nella preghiera.

Roma, 21 febbraio 2026
Ricorrenza della nascita di San John Henry Newman

La Presidenza
della Conferenza Episcopale Italiana

 

 

 


04 Maggio 2025: 101^ Giornata

 

La 101a Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore si celebrerà il 4 maggio 2025, con il tema "Università, laboratorio di speranza". Questo evento spirituale, proposto dal Papa, mira a rianimare la speranza in un contesto di incertezze e conflitti. L'Università Cattolica del Sacro Cuore, con la sua storia e missione, è chiamata a interpretare l'anelito alla speranza delle nuove generazioni. Il Papa ha sottolineato l'importanza di riscoprire il significato profondo della dedicazione al Sacro Cuore, un riferimento che risalta in modo ancora più fulgido grazie alla Lettera enciclica di Papa Francesco "Dilexit nos" (24 ottobre 2024).

 

Messaggio per la 101ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore

4 maggio 2025 – Università, laboratorio di speranza

«Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. […] Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza» (Spes non confundit, n. 1).

La speranza è il grande tema del Giubileo che Papa Francesco ha proposto per innestare questo evento spirituale nel vissuto concreto della nostra epoca. Di speranza, infatti, abbiamo particolarmente bisogno di fronte a scenari incerti e, per alcuni versi, davvero drammatici. Ci preoccupano il quadro politico ed economico gravato da tensioni e incertezze, i conflitti che non sembrano trovare via di soluzione, i ritardi nell’attuazione di uno sviluppo sostenibile in grado di custodire la casa comune e di sviluppare accoglienza e solidarietà di fronte ai crescenti flussi migratori. Sono solo alcune delle situazioni dentro cui si gioca la vita di ciascuno, spesso segnata da non minori preoccupazioni personali e sociali legate alla fragilità delle relazioni familiari e ai rapporti intergenerazionali, alla precarietà nel campo del lavoro e alle incertezze rispetto al futuro. Non servono speranze effimere e illusorie, purtroppo ampiamente veicolate da una cultura che privilegia le banalità ed esalta l’apparenza, ma visioni di ampio respiro e prospettive solide. È in questo orizzonte che il prossimo 4 maggio 2025 verrà celebrata la 101a Giornata nazionale per l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il tema scelto, “Università, laboratorio di speranza”, pone in evidenza come in un contesto così difficile il mondo accademico sia chiamato a farsi interprete dell’anelito alla speranza che è proprio delle nuove generazioni. Il Papa lo ha segnalato come uno degli impegni del Giubileo: «Di segni di speranza hanno bisogno anche coloro che in sé stessi la rappresentano: i giovani. Essi, purtroppo, vedono spesso crollare i loro sogni. Non possiamo deluderli: sul loro entusiasmo si fonda l’avvenire. […] Vicinanza ai giovani, gioia e speranza della Chiesa e del mondo!» (Spes non confundit, n. 12).

L’Università Cattolica del Sacro Cuore, alla luce della sua storia e della sua peculiare missione, è chiamata a farsi interprete coraggiosa e creativa di questo invito, rafforzando e ampliando il suo impegno a servizio della formazione umana, professionale e spirituale degli universitari. Il primo luogo dove la speranza può essere coltivata e deve crescere è il cuore dell’essere umano. Non a caso l’Ateneo è stato affidato dai fondatori alla custodia del Sacro Cuore. Dobbiamo riscoprire il significato profondo e sempre attuale di questa dedicazione che oggi risalta in modo ancora più fulgido grazie alla Lettera enciclica di Papa Francesco Dilexit nos (24 ottobre 2024) dedicata proprio al valore spirituale, culturale e sociale del Cuore di Cristo. Richiamando il senso di questo riferimento, il Pontefice formula l’auspicio «che dal suo Cuore santo scorrano per tutti noi fiumi di acqua viva per guarire le ferite che ci infliggiamo, per rafforzare la nostra capacità di amare e servire, per spingerci a imparare a camminare insieme verso un mondo giusto, solidale e fraterno» (n. 220). Solo un cuore rinnovato e illuminato dalla sapienza divina può essere in grado di “rianimare la speranza” per sé e per gli altri. Cercando la verità attraverso tutte le vie del sapere e ponendo sempre al centro dell’attività accademica l’attenzione alla dignità di ogni essere umano, l’Università Cattolica continua ad offrire il suo peculiare contributo alla formazione di personalità che siano in grado di dare senso compiuto alla propria esistenza e di mettersi con competenza e generosità a servizio del bene comune. In uno scenario che rende un tale compito ancora più arduo e complesso, l’Ateneo è visto da tutti come un “faro di speranza” perché con i suoi professori e ricercatori, le dodici Facoltà, gli oltre 120 corsi di laurea e la ricca offerta formativa post-laurea, rappresenta una straordinaria risorsa nel contesto della missione educativa della Chiesa e di una società che, a livello nazionale e internazionale, ha sempre più bisogno di punti di riferimento affidabili e qualificati. Per dare piena attuazione a questa “impresa educativa” l’Ateneo dei cattolici italiani deve affrontare anche importanti processi di innovazione e di ampliamento in tutti gli ambiti: dall’offerta formativa ai nuovi campi di ricerca fino agli orizzonti sempre più vasti di quella che viene definita “terza missione”, ovvero tutte le attività con cui l’Università interagisce con la società. Le Chiese che sono in Italia rinnovano l’apprezzamento per il prezioso lavoro svolto dall’Ateneo e per l’impegno profuso, anche in questo anno per declinare i diversi ambiti del sapere con il tema giubilare della speranza: convegni, giornate di studio e pubblicazioni costituiscono una preziosa “mappa della speranza” utile anche per le attività pastorali della comunità ecclesiale e per l’animazione del dibattito pubblico. È un lavoro che si inserisce nell’opera di discernimento auspicata da Papa Francesco perché i «segni dei tempi, che racchiudono l’anelito del cuore umano, bisognoso della presenza salvifica di Dio, chiedono di essere trasformati in segni di speranza» (Spes non confundit, n. 7).

Di particolare rilevanza, nell’ottica di far emergere i segni di speranza, appare l’iniziativa assunta dall’Ateneo, su proposta del Magnifico Rettore, Prof.ssa Elena Beccalli, di porre al centro dell’attenzione la realtà del Continente africano con tutte le sue problematiche e i tanti semi di speranza di cui è portatore. I già numerosi progetti di collaborazione a livello accademico, culturale e sociale, troveranno così ancora più organicità e potranno rappresentare un ulteriore “volano di speranza” per un Continente, tanto martoriato quanto ricco di risorse e potenzialità. L’Ateneo assume così un volto ancora più solidale nell’esplicitazione di quella terza missione che a ben vedere è l’anima vera e il principio ispiratore delle altre due: la didattica e la ricerca. Per essere all’altezza di queste grandi sfide l’Ateneo non può che essere sempre più un “laboratorio di speranza” misurandosi con i grandi cambiamenti in atto, soprattutto sul versante della ricerca scientifica e tecnologica, delle innovazioni legate all’intelligenza artificiale e delle grandi questioni sociali affinché, contro la spinta al riarmo e alla contrapposizione tra le nazioni, si sviluppino relazioni giuste, fraterne e pacifiche.

Roma, 28 gennaio 2025

Memoria di San Tommaso d’Aquino

LA PRESIDENZA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

 


14 Aprile 2024: 100^ Giornata

 

La Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore si celebra ogni anno, con l'ultima edizione avvenuta il 14 aprile 2024. Questo evento, dedicato alla domanda di futuro delle nuove generazioni, offre un'opportunità per riflettere sulle sfide e le aspirazioni dei giovani in un contesto di cambiamenti epocali. 

Il tema per la centesima Giornata è "Domanda di futuro. I giovani tra disincanto e desiderio", e si propone di affrontare la situazione giovanile attraverso un dialogo aperto e attento.

 

Il Messaggio per la 100ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore

 

Pubblichiamo il Messaggio della Presidenza della CEI per la 100ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebrerà domenica 14 aprile 2024 sul tema: “Domanda di futuro. I giovani tra disincanto e desiderio”.

In questi ultimi anni un susseguirsi di eventi sta modificando in profondità la percezione della realtà e dell’esperienza umana, soprattutto in rapporto al futuro. Guardando in particolare al mondo giovanile si registra una situazione di grande incertezza che oscilla tra paure e slanci, smarrimento e ricerca di sicurezze, senso di solitudine e rincorsa ad abitare i social media. Il tema “Domanda di futuro. I giovani tra disincanto e desiderio” scelto per celebrare, domenica 14 aprile, la centesima giornata dedicata all’Università Cattolica del Sacro Cuore, coglie bene questa situazione e ci offre la possibilità di sviluppare alcune considerazioni utili a comprendere la missione dell’Ateneo dei cattolici italiani in un contesto di cambiamenti che si rivelano sempre più epocali.
Dobbiamo prendere sul serio la domanda di futuro che oggi non è solo dei giovani, ma certamente essi la sentono in modo più urgente e, per alcuni versi, drammatico. Ci troviamo ad affrontare scenari imprevedibili, determinati dai cambiamenti climatici, dai devastanti conflitti in corso, dai precari equilibri internazionali, dalle criticità economiche. A questi macro-fattori si aggiungono le situazioni personali e contingenti percepite in modo più diretto dai giovani come la mancanza di lavoro, la fragilità dei legami affettivi, i rapidi cambiamenti sociali determinati dalle innovazioni tecnologiche, la crisi demografica che fa dell’Italia un Paese in progressivo e rapido invecchiamento.
Tra disincanto e desiderio è l’orizzonte entro cui si muove la vita dei giovani oggi. C’è tutta la disillusione rispetto a un futuro che non offre certezze e finisce per scoraggiare e demotivare. Nello stesso tempo, però, resta forte la ricerca del senso da dare alla propria esistenza, del posto da assumere nel mondo e delle strade da percorrere per non sentirsi vecchi prima del tempo. I giovani sono il termometro di una società in deficit di speranza e incapace di vivere il presente come piattaforma reale e concreta per costruire il futuro. Tutto sembra consumarsi nel vissuto quotidiano senza più considerare il futuro, troppo fluido e confuso, mentre dovremmo costruirlo assieme valutando in tale prospettiva le scelte di oggi.
Il mondo universitario risente di questo scenario anche a causa degli strascichi, non del tutto assorbiti, lasciati dalla pandemia. I giovani cercano luoghi che siano in grado di alimentare i loro desideri, che sappiano dare concretezza ai loro sogni e che non soffochino la loro speranza. L’Università Cattolica del Sacro Cuore è nata sulle macerie di una guerra mondiale e in un quadro sociale e politico di grande incertezza. L’Ateneo ha preso forma grazie alla intraprendenza di P. Agostino Gemelli e della Beata Armida Barelli, in una stagione certamente non più facile dell’attuale e da oltre cento anni con la sua proposta formativa, originale e integrale, vuole essere uno spazio fecondo e creativo per dare ai giovani non tanto aspettative per il futuro quanto certezze per un presente da protagonisti e da veri artefici di un domani che sia più sostenibile, fraterno e pacifico per tutta l’umanità. Sono però necessarie alcune condizioni per non rendere evanescente il futuro e per radicarlo piuttosto in un vissuto ricco di senso e di solide prospettive umane e spirituali.
La prima condizione è legata alla natura ecclesiale dell’Ateneo che, lungi dall’essere un mero fattore nominale, esprime il convergere di una comunità ben più ampia di quella tipicamente accademica. L’Università Cattolica è nata e cresciuta grazie al contributo materiale e spirituale dei cattolici italiani. La sua matrice popolare, anche se oggi non si registra la mobilitazione del passato, si manifesta nel suo essere comunità educante di respiro nazionale e nel suo essere sotto molteplici aspetti a servizio della comunità ecclesiale, sia curando la formazione delle nuove generazioni sia offrendo un rilevante apporto culturale alla presenza dei cattolici nel Paese. L’attuale cammino di ripensamento sinodale della vita e della missione della Chiesa potrà certamente ricevere un prezioso contributo da questa presenza culturale e formativa a servizio della comunità ecclesiale e della società in Italia.
La seconda dimensione è legata alle sfide poste dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche. Gli sviluppi dell’intelligenza artificiale interpellano la comunità scientifica e la società civile sotto diversi profili. È certamente doveroso valorizzare le tante opportunità offerte sapendo, allo stesso tempo, valutare le implicazioni etiche, culturali, sociali ed economiche. Ricerca scientifica, valutazione etica, processi formativi, implicazioni socioculturali richiedono, pertanto, una visione d’insieme e un approccio transdisciplinare. Sono le caratteristiche proprie di una comunità accademica plasmata da un approccio davvero unitario e universale, come quello che scaturisce da un sentire autenticamente cattolico, aperto cioè alla totalità e attento a tutti i valori in gioco.
Una terza condizione è costituita dall’urgenza che i giovani non solo ritrovino fiducia e speranza, ma siano davvero consapevoli e protagonisti di un cambiamento non meno epocale nelle valutazioni e nelle scelte rispetto a quanto sta accadendo in ambiti decisivi per il presente e il futuro dell’umanità. Compito di un Ateneo cattolico, alla luce delle indicazioni offerte dal Magistero di Papa Francesco, è quello di aiutare i giovani: a essere artefici di uno sviluppo davvero sostenibile e attento alle necessità di tutti, soprattutto i più poveri ed emarginati; a essere protagonisti di una cultura della fratellanza che sappia valorizzare le differenze e disarmare con la solidarietà la violenza che sta distruggendo relazioni e convivenze tra popoli; a ridisegnare il volto dell’umano sfigurato da visioni e modelli che snaturano il senso degli affetti, la dimensione trascendente della vita umana, la domanda di verità e di bene che abita il cuore di ogni donna e di ogni uomo.
Accompagniamo, quindi, con l’affetto e la preghiera la missione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nella consapevolezza che, come ha detto Papa Francesco, «è forse quell’umanesimo chiaro, quell’umanesimo che fa capire che l’uomo ha dei valori e che vanno rispettati: questa è forse la cosa più bella e più grande delle vostre università» (Udienza per il centenario della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche, 19 gennaio 2024).

Roma, 28 gennaio 2024
Memoria di San Tommaso d’Aquino

 La Presidenza
della Conferenza Episcopale Italiana

 


23 Aprile 2023: 99^ Giornata

 

 

L’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE

Tutto ciò che siamo è nei nostri valori. Noi crediamo nella persona. Perché educhiamo donne e uomini, prima che professionisti, affinché chiunque possa esprimere tutto il suo potenziale. Nella libertà di pensiero. Perché il bagaglio umano e professionale che consegniamo ai nostri studenti sia sempre un alleato per loro e per il loro domani.

Nella società. Perché tutto ciò che diamo a ogni studente diventi una risorsa per la società, che vogliamo permeata di professionalità, ma soprattutto di umanità e fiducia.




LA GIORNATA PER L’UNIVERSITÀ CATTOLICA 

Dedichiamo la Giornata alle nuove frontiere della conoscenza. Sono molti gli straordinari esempi nei campi delle neuroscienze, dell’astrofisica, della genetica, della medicina. L’umanità sta conquistando nuovi saperi, spingendo la frontiera sempre più in là. Al contrario di quel che accade nella società e nelle relazioni internazionali dove le frontiere si bloccano, si irrigidiscono. Spetta all’Università Cattolica interpretare al meglio questo compito nel contesto odierno, fornendo un contributo originale. Spronando i giovani a “una sana inquietudine”, a “vagliare ogni cosa e tenere ciò che è buono” (San Paolo), a seguire senza titubanze o paure la chiamata della ricerca di senso. Perciò, convogliare sulla GU 2023 le traiettorie di nuovi saperi valorizza l’identità della Cattolica come crogiolo di conoscenze e di ricerca.



Messaggio per la 99ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore

 

ubblichiamo il Messaggio della Presidenza della CEI per la 99ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebrerà domenica 23 aprile 2023 sul tema: “Per amore di conoscenza. Le sfide del nuovo umanesimo”.

 

Per natura e missione, fin dalla loro nascita, le Università sono il luogo privilegiato dove si coltiva la conoscenza. I Centri accademici hanno un triplice compito rispetto alla conoscenza: devono contribuire al suo sviluppo, attraverso la ricerca e il progresso scientifico nei diversi ambiti del sapere; hanno la responsabilità di trasmetterla e consegnarla alle nuove generazioni con una didattica aggiornata ed efficace; sono chiamati a condividerla con le diverse realtà impegnate a promuovere lo sviluppo umano per contribuire alla soluzione dei non pochi problemi che l’umanità sta affrontando. Da sempre, il desiderio di conoscere accompagna e caratterizza il cammino dell’essere umano. Come insegna Cicerone: «Tanto è innato in noi l’amore della conoscenza e della scienza, che nessuno potrebbe nutrire dubbi sul fatto che la natura umana è, senza alcun interesse, conquistata a tali cose» (De finibus, V 48).
Se questo è un dato che qualifica l’essere umano in ogni tempo e in ogni luogo, oggi assume caratteristiche peculiari dovute al rapido sviluppo della ricerca scientifica in molti campi, basta pensare all’ambito delle neuroscienze e della genomica. Non meno vorticose sono le innovazioni tecnologiche nel campo dello sviluppo e delle applicazioni dell’intelligenza artificiale. Innovazioni che vanno dalla riproduzione della realtà nel Metaverso all’elaborazione del pensiero con applicazioni sempre più sofisticate che si avvicinano al modo di ragionare umano. Siamo entrati nell’era degli algoritmi, frutto dell’ingegno umano ma oggi divenuti così potenti e autonomi, anche attraverso sistemi di autoistruzione, da imitare e sostituire la mente umana in molte funzioni.
Non possiamo non vedere le enormi potenzialità di questo sviluppo ma non meno evidenti sono i rischi per il futuro dell’umanità. Come ha affermato più volte Papa Francesco: «Nel momento presente sembra necessaria una riflessione aggiornata sui diritti e i doveri in questo ambito. Infatti, la profondità e l’accelerazione delle trasformazioni dell’era digitale sollevano inattese problematiche, che impongono nuove condizioni all’ethos individuale e collettivo» (Discorso alla Plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, 28 febbraio 2020). La conoscenza oggi deve misurarsi con un orizzonte sempre più complesso dove un sapere così ampio e innovativo necessita di una rinnovata visione dell’umano e di criteri etici altrettanto rigorosi e appropriati, soprattutto perché sono in gioco la natura e il futuro dello stesso essere umano.
Gli scenari che si vanno delineando sono molteplici e non privi di rischi. Da una parte vediamo l’emergere del trans-umanesimo come crescente interazione dell’umano con le innovazioni tecnico-scientifiche da cui possono derivare modificazioni significative che ne possono pregiudicare l’identità. Si tratta di quei campi che nel mondo anglosassone si riassumono nell’acronimo GRIN (Genetics, Robotics, Information technology, Nanotechnology). Dall’altra, assistiamo al profilarsi del post-umanesimo quale processo che mira esplicitamente, almeno nelle sue forme più radicali, ad andare oltre l’attuale condizione umana prefigurando l’affermarsi di altre forme di vita che possono andare dall’ibridazione uomo-macchina all’utilizzo spinto delle biotecnologie per modificare la struttura biologica dell’umano.
Non si tratta di fermare la ricerca e lo sviluppo, tutt’altro! Occorre però essere consapevoli che è necessario custodire l’umano, salvaguardare ciò che contraddistingue e caratterizza ogni persona e gli conferisce una peculiare dignità. Se questo è compito di tutti gli Atenei come luoghi dove si coltiva e si sviluppa la conoscenza a servizio del bene comune, lo diventa in modo particolare per un Ateneo che nasce e riceve linfa vitale dal riferimento al disegno di Dio e all’insegnamento della Chiesa. Per questo l’umanesimo, attingendo alla grande tradizione medioevale e rinascimentale, arricchito dalla visione dell’antropologia cristiana, rappresenta ancora oggi un terreno decisivo per riconoscere e promuovere la piena verità sull’uomo e il suo destino, per affrontare le grandi sfide del tempo presente attraverso processi di autentica solidarietà e fratellanza, per rendere protagoniste le nuove generazioni di quei cambiamenti di cui l’umanità ha urgente bisogno. Solo una visione che parta dalla centralità dell’uomo e dalle sue istanze trascendenti potrà consentire alle donne e agli uomini del nostro tempo di affrontare questioni impellenti che richiedono di promuovere e coltivare la sostenibilità contro la devastazione ambientale, la giustizia e la pace per superare i conflitti, l’accoglienza e l’integrazione per contrastare la cultura dello scarto.
La Scrittura ci ricorda che principio di ogni conoscenza e della vera scienza è il “timore di Dio”, ossia la consapevolezza che siamo suoi collaboratori nello sviluppare l’opera della creazione e rendere visibile la salvezza donata dal Signore Gesù Cristo. Nel libro dei Proverbi leggiamo che questo sguardo è necessario «per acquistare una saggia educazione, equità, giustizia e rettitudine, per rendere accorti gli inesperti e dare ai giovani conoscenza e riflessione» (Pr 1,3-4).
Aiutare i giovani a sviluppare ai più alti livelli la capacità di conoscenza e riflessione è da sempre il compito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Oggi un tale compito si riveste di sfide inedite e quanto mai impegnative, come evidenzia il tema scelto per la 99ª Giornata – “Per amore di conoscenza. Le sfide del nuovo umanesimo” – che sarà celebrata in tutte le comunità ecclesiali il prossimo 23 aprile.
L’Ateneo dei cattolici italiani, in continuità con la visione illuminata di P. Agostino Gemelli e con l’opera coraggiosa dei fondatori che non hanno avuto paura di confrontarsi con le sfide del loro tempo, è chiamato a proseguire la sua meritoria attività a servizio di una conoscenza pienamente umana e di una qualificata formazione delle nuove generazioni, nella consapevolezza che l’ispirazione cristiana non è certamente un limite ma piuttosto una grande risorsa. Nello spirito del Cammino sinodale, le Chiese che sono in Italia esprimono sincera gratitudine e riconoscenza all’Università Cattolica per la grande opera educativa e culturale, mentre assicurano il sostegno per gli studenti più bisognosi e una particolare vicinanza nella preghiera.

 

Roma, 22 febbraio 2023
Cattedra di San Pietro Apostolo

 

La Presidenza
della Conferenza Episcopale Italiana

 
01 Marzo 2023



 


anno 2022

1 Maggio 2022 : 98^ giornata

 

 

Cei, nel segno della Barelli la Giornata per l’Università del Sacro Cuore

È illuminato dalla figura della cofondatrice dell’Ateneo il messaggio dei vescovi italiani per la 98.ma Giornata, che cade il prossimo primo maggio 2022. Nella storia di Armida Barelli c’è l’invito a promuovere un cattolicesimo inclusivo, accogliente e universale
 

Vatican News

“Con cuore di donna al servizio della cultura e della società” è il tema scelto dalla Conferenza episcopale italiana per la 98.ma Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il primo maggio 2022. I vescovi, in un messaggio, mettono in relazione l’importante ricorrenza alla beatificazione di Armida Barelli, in programma a Milano il 30 aprile 2022. Cofondatrice dell’Ateneo, la Barelli fu anche colei che diede il via alla Gioventù femminile di Azione Cattolica e alle Missionarie della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo.

Con cuore di donna

Padre Gemelli diceva di lei che era “inconfondibile” per freschezza di spirito, intuizione e capacità organizzativa. Pronta a gettare il suo cuore oltre l’ostacolo. “Con cuore di donna, cioè intuitivo, materno e generativo, Armida – si legge nel messaggio Cei - ha vissuto con grande coraggio, uscendo dagli schemi sociali dell’epoca e mettendo a frutto il genio femminile”. Donna in grado di unire le donne di ogni rango sociale, “promotrice di un cattolicesimo inclusivo, accogliente e universale”, in un momento storico di ritorno alla democrazia spronava a “capire quali sono i principi sociali della Chiesa per esercitare il nostro dovere di cittadine” perché “siamo una forza, in Italia, noi donne”. Nella sua vita la Barelli si distinse per “la formazione spirituale, l’impegno ecclesiale, la promozione culturale e l’azione sociale di tutti coloro che ha incontrato nelle diverse realtà, con una particolare attenzione alla figura femminile”.

Coniugare fede e ragione

Motore dell’università, convinse “Pio XI, grande sostenitore dell’Ateneo come tutti i suoi successori, ad istituire ufficialmente l’annuale Giornata Universitaria in tutte le parrocchie d’Italia”. Ad Armida Barelli, sottolineano i vescovi, si deve l’intestazione al “Sacro Cuore” il nascente Ateneo dei cattolici italiani. “Questa dedicazione, apparentemente stravagante e inappropriata, in realtà chiarisce il rapporto tra devozione e riflessione, ordine degli affetti e ordine del logos, ultimamente tra fede e ragione”. Una vocazione ad essere “un’istituzione educativa e culturale che, cogliendo fino in fondo la singolarità del cristianesimo, ambisce a coniugare le qualità migliori del logos nella ricerca della verità con le forze più vitali delle affezioni rivolte al bello e al buono della vita”. “In questa prospettiva, di fronte alla minaccia oggi più che mai presente di una irriducibile scissione fra fede e ragione, alla comunità universitaria è richiesta una capacità di pensiero abitata da gratitudine e passione, in grado di generare una cultura davvero all’altezza di una ragione degna dell’uomo”. Infine il richiamo al Videomessaggio del Papa in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Ateneo (19 dicembre 2021) nel Centenario della fondazione, con la sottolineatura di tre parole chiave da coltivare: “fuoco, speranza e servizio” sull’esempio della Barelli, “esempio nel coniugare visioni coraggiose, slancio educativo e impegno culturale, in un appassionato servizio alla Chiesa e alla società”.

 

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