07 12 2025
II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)
"Convertitevi: il regno dei cieli è vicino!"
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 3,1-12
PICCOLI PASSI

Tutti i profeti hanno gli occhi fissi nel sogno dal nome regno dei cieli, che è un mondo intessuto di rapporti buoni e felici. Ne percepiscono il respiro: è possibile, è ormai iniziato.
Dio è vicino, è qui, prima buona notizia: il grande Pellegrino ha camminato, ha consumato distanze e ora è vicinissimo a te.
Convertitevi, ossia osate la vita, mettetela in cammino, e non per eseguire un comando, ma per una bellezza dietro cui perdere il cuore. Ciò che converte il freddo in calore non è un ordine dall’alto, ma la vicinanza del fuoco, una lampada che si accende, un raggio, una stella, uno sguardo. Convertitevi! Giratevi verso la luce, che è bella e cambia il modo di vedere gli uomini e le cose.
Se guardo con attenzione, io vedo che il mondo è più vicino al regno di Dio oggi di ieri: è cresciuta la libertà di essere se stessi, l’autenticità nelle relazioni, è cresciuta la solidarietà verso i deboli, verso i disabili c’è stata una autentica rivoluzione, sono cresciuti l’istruzione, la scienza e il rispetto per il creato e la vita.

Anche altro è cresciuto: tra il buon grano radici di guerre e inganni, solitudine e disgregazione dei legami, idolatria del denaro, della forza e dell’apparire, insofferenza verso chi chiede aiuto. Zizzania e buon grano.
Ma io credo nella buona notizia di Isaia, di Giovanni, di Gesù.
Perché il cristiano non è ottimista, ha speranza. L’ottimista tra due ipotesi sceglie quella positiva. Io scelgo il Regno, lo faccio per un atto di speranza: perché Dio si è impegnato con noi in questa nostra storia, con un intreccio così scandaloso da arrivare fino alla morte di croce.
Chiniamoci con attenzione e lo vedremo, nell’intimo di ciascuno, nell’umiltà dei giorni e dei segni: egli viene.
Perché viene? Perché prima ancora che un mio problema, la salvezza è un desiderio di Dio.
Con le immagini potenti della scure e del fuoco, il vangelo racconta che Dio raggiunge e tocca quella misteriosa radice del vivere che ci mantiene diritti come alberi forti, che ci permette di intravvedere germogli anche sulle macerie.
Dio viene dentro la passione d’amore, dentro la fedeltà al dovere, dentro il coraggio di sperare, la generosità di rimanere accanto, nella gioia della libertà raggiunta, quando accetto la sproporzione tra ciò che mi è promesso e ciò che stringo fra le mani, e tuttavia faccio avanzare di un passo, di un millimetro, di un niente, la bontà del mondo.
padre Ermes Ronchi

Dal tronco di Iesse
Fabio Baggio
Re di giustizia e di pace
Francesco Buttazzo
Il Signore è vicino
Daniele Ricci (dal Musical “Il Messia”)
Vieni in mezzo a noi
Pasquale Dargenio - Matteo Zambuto

Vignetta della Domenica

30 11 2025
I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)
"Vegliate, per essere pronti al suo arrivo."
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 24,37-44
TEMPO DI ATTESE E PROFETI

Avvento annuncia che Dio presiede ad ogni nascita, che interviene nella storia non con le gesta dei potenti ma con il miracolo umile e strepitoso della vita, con la danza di un grembo, in cui lievita il pane di un uomo nuovo. Dio è colui he invece di porre la scure alla radice dell’albero, inventa cure per ogni germoglio, per ogni “hinnon” (Salmo 72,17), simbolo di Dio stesso.
Avvento non è attendere la nascita di Gesù, lui è già nato, ma attendere che Dio nasca in me, affinché io possa nascere in Dio. Desiderarlo, come i “desiderantes”, quei soldati romani che, riferisce Giulio Cesare, attendevano sotto le stelle i compagni non ancora rientrati all’accampamento, dopo la battaglia.
Desiderio e attesa del Dio che viene nel tempo delle stelle, in silenzio, a rendere più breve la notte; ladro che non ruba niente e dona tutto, sempre straniero in un mondo e un cuore distratti.
Al tempo di Noè gli uomini mangiavano e bevevano, e “non si accorsero di nulla”, non si accorsero che quel mondo era finito. Non facevano nulla di male, la loro era la vita semplice, un semplicemente vivere e rispondere alla comune domanda di felicità. Infatti Gesù non denuncia ingiustizie, cattiverie o vizi; descrive una esistenza fatta solo di quotidiano, senza rivelazione e senza profezia. I giorni di Noè sono i nostri, quando dimentichiamo di alzare lo sguardo, oltre e in alto, e ci accontentiamo di grandi bocconi di terra.

Due uomini saranno nel campo, due donne macineranno alla mola, uno sarà preso e uno lasciato: il Vangelo non parla della fine della vita, ma della profondità della vita. Non dell’angelo della morte, ma di due modi diversi di abitare la vita. Uno vive in modo adulto, uno infantile. Uno ponendosi domande, aprendo le finestre ai grandi venti della storia; uno invece muore lentamente, affondando nella propria superficialità. Uno vive sull’orlo dell’infinito, uno dentro il perimetro breve della sua pelle.
Il primo è pronto all’incontro con il Signore; l’altro non si accorge di nulla.
Tenetevi pronti perché viene! E’ un fatto: viene. Pronti allora non per proteggersi da un ladro, ma per non mancare l’appuntamento con un Dio viaggiatore infaticato dei secoli e dei giorni, viaggiatore del cuore profondo. Dio cammina a piedi (Gandhi) e non sui carri dei vincitori; nella polvere delle nostre strade e non per sentieri dorati.
Avvento è il tempo per riprendere a vivere con attenzione: attenti al Signore e ai suoi richiami nell’intimo, nel gemito e nel giubilo della storia e del creato. Attenti alle sue orme nella polvere, al sussurro nel vento, a chi bussa alla porta: sono io la meta del suo viaggio.
padre Ermes Ronchi

Venite saliamo al monte del Signore
Marco Frisina
Innalziamo lo sguardo
Francesco Buttazzo
Verrai Signore
Anna Benedetti - Gianluca Anselmi
Come vorrei
Stefano Zeni - Enrico Bertoldi - Andrea Testa

Vignetta della Domenica

23 11 2025
XXXIV Domenica del tempo ordinario - Anno C - NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO
"Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno."
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Dal Vangelo secondo Luca Lc 23,35-43
CRISTO RE - La definizione perfetta

Il titolo, un po’ barocco, della festa di oggi è: Gesù Cristo re e signore dell’universo. Ma come si fa ad applicarlo a uno inchiodato su un trono di sangue, che esibisce una corona di spine conficcata sul capo?
I soldati lo provocano: Fai un gesto di forza.
Uno invece gli chiede: fai un gesto di bontà, ricordati di me.
Un gesto di forza prodigiosa, oppure un gesto di bontà. I miracoli non servono a far crescere la fede, ma un gesto di bontà può compiere un miracolo.
Tutte le religioni primitive scelgono di servire un dio onnipotente. La fede di Gesù Cristo, invece, sceglie il Dio che tutto abbraccia, bontà immensa che penetra l’universo, il Dio “onni amante”.
Gesù rassicura gli Undici con tenerezza materna: ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo, fino al consumarsi del tempo. E come una madre davanti al figlio piccolo che deve imparare a stare senza di lei, trova le parole perfette per scacciare ogni paura.
Quelli impauriti siamo noi. E insieme a quel gruppetto frastornato egli ci lascia l’ultima certezza, che tutto illumina: Dio con noi, sempre. Emmanuele, sempre.

Non è forse un miracolo, questo? Non è la storia che, dopo l’incarnazione, continua da qui in avanti a girare all’incontrario? Dio che si dona, il Grande a servizio del piccolo.
Il ladrone prova a difendere Gesù da quella bolgia, con l’ultima voce che ha: non vedi che anche lui è nella stessa nostra pena? Il delinquente misericordioso ci rivela che anche nella vita più contorta si è incarnata una briciola di bontà, una goccia di bene. Nessuna esistenza è senza un grammo di luce.
Non vedi che patisce con noi?
Lui non ha fatto nulla di male. Che bella definizione di Gesù, nitida, semplice, perfetta: Colui che niente di male fa, a nessuno, mai. Solo bene, esclusivamente bene. E’ Signore e re proprio per questo, perché il mondo appartiene a chi lo rende migliore.
Non vedi che patisce con noi.? Che naviga in questo nostro stesso fiume di lacrime. E l’amore umano, che è così raro, così poco, così fragile, Dio lo prende dovunque lo trova.
Il ladrone “buono” aveva chiesto solo un ricordo: ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Non sperava altro.
Invece, Gesù non solo si ricorderà, ma lo porterà via con sé: oggi sarai con me in paradiso.
“Ricordati di me” prega il peccatore, “sarai con me” risponde l’amore.
Queste ultime parole di Cristo sulla croce sono tre editti regali, da vero re e signore dell’universo: oggi-con me-nel paradiso.
Il nostro Gesù, il nostro idealista irriducibile, di un idealismo selvaggio e indomito, ha la morte addosso, ma pensa alla vita di quel figlio di Caino che gocciola sangue e paura accanto a lui.
È sconfitto, ma pensa ad una vittoria, a un “oggi con me”, in un mondo che solo amore e luce ha per confine.
Miracolo del re sconfitto. Scandalo e follia della croce vittoriosa.
padre Ermes Ronchi

Cristo Re
Rinnovamento nello Spirito
Gesù ricordati di me
Rinnovamento nello Spirito

Vignetta della Domenica

16 11 2025
XXXIII Domenica del tempo ordinario - Anno C -
"Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita."
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Dal Vangelo secondo Luca 21, 5 - 19
“IL” FINE DEL MONDO


padre Ermes Ronchi

Signore salvami
Rinnovamento nello Spirito
Andiamo nel mondo
Rinnovamento nello Spirito

Vignetta della Domenica

09 11 2025
XXXII Domenica del tempo ordinario - Anno C - DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
"Venite benedetti del Padre mio."
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 2,13-22
DALLA SANTITÀ DEI MURI A QUELLA DEI VOLTI

Nel Vangelo che ci viene proposto incontriamo il Gesù che non ti aspetti, con una frusta in mano. E’ il maestro appassionato, che usa gesti e parole di combattiva tenerezza, mai passivo e mai disamorato, che non si rassegna alle cose come stanno: lui combatte con noi far fiorire l’uomo e il mondo.
Probabilmente già un'ora dopo i mercanti, recuperate colombe e monete, avevano rioccupato le loro posizioni.
Tutto come prima, allora? No, il gesto di Gesù è arrivato fino a noi, profezia che scuote i custodi dei templi, e anche me, dal rischio di fare mercato della fede.
Gesù caccia i mercanti perché la fede è diventata oggetto di compravendita. I furbi la usano per guadagnarci, i pii per ingraziarsi il Potente: io ti do orazioni, tu mi dai grazie; io ti do sacrifici, tu mi dai salvezza.
Gesù caccia dal cortile gli animali dei sacrifici cruenti, anticipando il capovolgimento che porterà con la croce: Dio non chiede più sacrifici a noi, ma sacrifica se stesso per noi. Non pretende nulla, dona tutto.

Fuori i mercanti, allora. La Chiesa diventerà bella e santa non se accresce il patrimonio e i mezzi economici, ma se compie le due azioni di Gesù nel cortile del tempio: fuori i mercanti, dentro i poveri. Se si farà «Chiesa con il grembiule» (Tonino Bello).
Gesù ha molto amato il tempio di Gerusalemme, lo ha ammirato, si è indignato, ha anche pianto per la sua distruzione imminente. Lo ha chiamato «casa del Padre» e lo ha contestato: distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere.
Egli parlava del tempio del suo corpo. Il tempio di Dio siamo noi, è la carne dell'uomo. Tutto il resto è decorativo. Tempio santo di Dio è il povero, davanti al quale «dovremmo toglierci i calzari» come Mosè davanti al roveto ardente «perché è terra santa», dimora di Dio.
Dei nostri templi magnifici non resterà pietra su pietra, ma noi resteremo casa di Dio per sempre: c'è grazia e presenza di Dio in ogni creatura. Passiamo allora dalla grazia dei muri alla grazia e alla santità dei volti. Meglio che crollino tutte le chiese e i templi, piuttosto che cada un solo uomo.
Gesù non si rivolge ai custodi dei templi, ma a ciascuno: la casa ultima del Padre sei tu. Casa ingombra di pecore e buoi, di denari e di colombe che non lascia più trasparire Dio, ma incamminata a diventare di nuovo trasparenza e fessura di Dio. Che è ancora e sempre in viaggio: il misericordioso senza tempio cerca un tempio, il Dio che non ha casa la cerca proprio in me. Se lo accogliamo, solo allora tutto il mondo sarà cielo, cielo di un solo Dio.
padre Ermes Ronchi

Siamo Chiesa del Signore
Fabio Baggio
Nel tuo tempio
Tezy Veeren, Francesca Iorio
& SDV Worship
Entrerò nella tua casa o DIo
Rinnovamento nello Spirito
Cacciata dei venditori
Daniele Ricci (dal Musical “Il Messia”)

Vignetta della Domenica

02 11 2025
XXXI Domenica del tempo ordinario - Anno C - COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
"Venite benedetti del Padre mio."
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,31-46
LE BILANCE DI DIO

Il vangelo mette in scena una domanda antica quanto l’uomo: cosa hai fatto di tuo fratello? La Parola di Gesù offre in risposta sei opere ordinarie, poi apre una feritoia straordinaria: ciò che avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me! Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e gli uomini, da giungere a identificarsi con loro: l’avete fatto a me! Il povero è come Dio, è corpo e carne di Dio. Il cielo dove il Padre abita sono i suoi figli.
E capisco che a Dio manca qualcosa: all’amore manca di essere amato. È lì nell’ultimo della fila, mendicante di pane, di casa, di affetto: i suoi piccoli li vuole tutti dissetati, saziati, vestiti, guariti, consolati. E finché uno solo sarà sofferente, lo sarà anche lui.
Davanti a questo Dio resto incantato, con lui mi sento al sicuro. E così farò anch’io, mi prenderò cura di un fratello, lo terrò al sicuro al riparo del mio cuore.
Mi è d’immenso conforto sentire che l’argomento ultimo e decisivo non sarà il male che abbiamo commesso, ma il bene; lo sguardo del Signore non si posa su peccati, debolezze o difetti, ma sui gesti buoni, sulle briciole di gentilezza, sui bicchieri d’acqua donati.
Le bilance di Dio non sono tarate sul male, ma sulla bontà; non pesano tutta la nostra vita, ma solo la parte buona della nostra storia.

In principio e nel profondo, alla fine di tutto non è il male che revoca il bene che hai fatto, è invece il bene che revoca, annulla, sovrasta il male della tua vita. Sulle bilance del Signore una spiga di buon grano pesa più di tutta la zizzania del campo.
Gesù mostra così che il “giudizio” è divinamente truccato, è chiaramente parziale, perché sono ammesse sole le prove a discarico. Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore (Giovanni della Croce), non su colpe o pratiche religiose, ma sul laico, umanissimo addossarci il dolore dell’uomo.
La via cristiana non si riduce però a compiere delle buone azioni, deve restare scandalosa, deve stagliarsi sull’orizzonte della storia, andare controcorrente, essere provocatoria nel riaffermare che il povero è il cielo di Dio! Di un Dio innamorato che canta per ogni figlio il canto esultante di Adamo per la sua donna: “Veramente tu sei carne della mia carne, respiro del mio respiro, corpo del mio corpo”.
Poi ci sono anche quelli mandati via. La loro colpa? Hanno scelto la lontananza: lontano da me, voi che siete stati lontani dai fratelli. Non hanno fatto del male ai poveri, non li hanno umiliati o derisi, semplicemente non hanno fatto niente per loro. Omissione di fraternità. Indifferenza. Distanza. Glaciazione delle relazioni.
Al contrario il vangelo traccia la strada buona: tu ti prenderai cura! Metterai cuore e mani sulla fame e sulla sete, sul dolore e sul naufragio di qualcuno. Senza, non c’è paradiso.
padre Ermes Ronchi

Il Signore è mia luce e mia salvezza
Marco Frisina
Beati i puri di cuore
Paolo Spoladore
Come il cervo va all’acqua viva
Bob Hurd - Marco Deflorian
Vedremo cose grandi
Rinnovamento nello Spirito

Vignetta della Domenica

26 10 2025
XXX Domenica del tempo ordinario - Anno C -
"Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo."
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Dal Vangelo secondo Luca Lc 18,9-14
QUESTIONE DI STELLE

Il primo, ritto davanti all’altare, inizia ringraziando, ed è il modo giusto; ma poi sbaglia tutto, perché non fa che innalzare un monumento a se stesso; non vuole provare ad alzare la sua vita all’altezza di Dio, ma abbassare Dio alla sua misura.
E raddoppia lo sbaglio aggiungendo: io non sono come gli altri, tutti imbroglioni, ladri, falsi, disonesti. Io sono molto meglio. Ma non si può lodare Dio e disprezzare i suoi figli; è ateismo dire preghiere e al tempo stesso denigrare, umiliare, accusare.
Si possono osservare tutte le regole formali della religione, “ma guai a quelli che pagano la decima della menta, dell’aneto e del cumino, e poi trasgrediscono giustizia, compassione, fedeltà” (Mt 23,23). Guai ai formalisti, che hanno cura per le più piccole rubriche e disprezzo per l’uomo.
Ed ecco il pubblicano, un grumo di umanità ricurva in fondo al buio del tempio, e della sua vita: fermatosi a distanza, si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Non sa neanche tanto cosa dire, ma mette in campo tutto: corpo, cuore e voce; ne fa uscire una supplica, dove sorge un piccolo termine che cambia tutto: «tu», «Signore, tu abbi pietà di me peccatore».

E sotto quelle parole affiora tutto il non detto di una vita: “Sono un ladro, è vero, ma così non sto bene, non sono contento. Vorrei essere diverso, ma non ci riesco, non ce la faccio ancora, ma tu abbi pietà e aiuta”.
Lui tornò a casa sua giustificato. Perché l’altro no?
Perché il fariseo ha continuato a far ruotare tutto attorno a un altro piccolo termine seduttore: ‘io’, io pago, io digiuno, io... In fondo non prega Dio, ma l’immagine di sé proiettata nel cielo, una maschera che deforma il volto di Dio.
La parabola ci rivela due regole della preghiera, semplici come quelle della vita.
1. Se metti al centro l’io, nessuna relazione funziona. Non nella coppia, non con i figli o in comunità, tanto meno con Dio. Il tu viene prima dell’io.
2. Si prega non per ottenere ma per incamminarsi ed essere trasformati.
Il pubblicano tornò a casa perdonato, non perché più onesto o più umile del fariseo (Dio non si merita, neppure con l’umiltà) ma perché si apre – come una porta che si apre al sole, una vela che si inarca al vento – a Dio che entra in lui, con la sua misericordia, questa straordinaria debolezza di Dio che è la sua vera onnipotenza.
Il fariseo non vuole assolutamente cambiare, lui è a posto, sono gli altri a essere sbagliati, e forse un po’ anche Dio.
Il pubblicano invece si batte il petto perché non è contento, vorrebbe cambiare la sua vita, su di una misura più alta. Non sa più dov’è la sua stella, l’ha persa e vuole incamminarsi a cercarla.
Se smetto di cercare la mia stella, per me finisce il cielo.
padre Ermes Ronchi

Tu eri lì
Rinnovamento nello Spirito
La mia preghiera elevo a te
Rinnovamento nello Spirito

Vignetta della Domenica

19 10 2025
XXIX Domenica del tempo ordinario - Anno C -
"Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui."
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?»
Dal Vangelo secondo Luca Lc 18,1-8
COME VOLER BENE


padre Ermes Ronchi

Alza le braccia, apri il tuo cuore
Rinnovamento nello Spirito
La mia preghiera elevo a te
Rinnovamento nello Spirito
Il mio cuore cerca te
Marco Guadin - Nuovi Orizzonti Music

Vignetta della Domenica

12 10 2025
XXVIII Domenica del tempo ordinario - Anno C -
"Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di
questo straniero."
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Dal Vangelo secondo Luca Lc 17,11-19
LA GUARIGIONE CHE NON SAI


padre Ermes Ronchi

Cantiamo al Signor, grande nell'amor
Rinnovamento nello Spirito
Io grido a te, Signore
Rinnovamento nello Spirito

Vignetta della Domenica

05 10 2025
XXVII Domenica del tempo ordinario - Anno C -
"Se aveste fede!"
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Dal Vangelo secondo Luca Lc 17,5-10
DALL'ESSERE UTILE ALL'ESSERE, E BASTA

C'era una volta un ricco... e un povero alla sua porta: inizio da favola antica. Il ricco è senza nome, il povero ha il nome dell’amico di Gesù, Lazzaro. Uno è vestito di piaghe, l'altro di porpora. Uno è sul tetto del mondo, l’altro è in fondo alla scala. I due protagonisti si incrociano ma non si incontrano, tra loro c’è un abisso.
È questo il mondo sognato da Dio per i suoi figli? Un Dio che non è mai nominato nella parabola, eppure è lì. Non abita i riflessi della porpora ma le piaghe di un povero; non c'è posto per lui dentro il palazzo.
Forse il ricco è perfino un devoto, osserva i dieci comandamenti, e prega: “o Dio tendi l'orecchio alla mia supplica”, mentre è sordo al lamento del povero. Lo scavalca ogni giorno come si fa con una pozzanghera.
Di fermarsi, di toccarlo neppure l'idea: il povero Lazzaro è invisibile, nient'altro che un'ombra fra i cani. Attenzione agli invisibili attorno a noi, vi si rifugia l'Eterno.
“Tra noi e voi è posto un grande abisso”, in terra come in cielo, dice Abramo. Il ricco poteva colmare il baratro che lo separava dal povero, e invece l'ha ratificato e reso eterno.
Che cosa scava grandi fossati tra noi, o innalza muri e ci separa?

Il ricco non ha fatto del male al povero, non lo ha aggredito o scacciato. Fa qualcosa di peggio: non lo fa esistere, lo riduce a un rifiuto, uno scarto, un nulla. Semplicemente Lazzaro non c'era, invisibile ai suoi pensieri. E lo uccideva ogni volta che lo scavalcava. Nessuno ha il diritto di ridurre a nulla l’altro. Il sangue del male, la linfa oscura è l’indifferenza, il lasciare intatto l'abisso fra le persone. Invece «il primo miracolo è accorgersi che l'altro esiste» (S. Weil), e provare a colmare l'abisso di ingiustizia che ci separa.
Nella seconda parte della parabola la scena si sposta dal tempo all’eternità. Morì il povero e fu portato nel seno di Abramo, morì il ricco e fu sepolto negli inferi.
L'eternità inizia quaggiù, sarà la lenta maturazione delle nostre scelte senza cuore. Mente l'inferno è, in fondo, la dichiarazione che è possibile fallire la vita.
Perché il ricco è condannato? Per la ricchezza, i bei vestiti, la buona tavola? No, Dio non è moralista; a Dio stanno a cuore i suoi figli. Il peccato del ricco è l’abisso con Lazzaro, neppure un gesto, una briciola, una parola. Tre verbi sono assenti nella storia del ricco: vedere, fermarsi, toccare. Mancano, e tra le persone si scavano abissi, si innalzano muri.
Questo è il comportamento che san Giovanni chiama, senza giri di parole, omicidio: chi non ama è omicida (1 Gv 3,15).
Ma “figlio” è chiamato anche lui, nonostante l'inferno, anche lui figlio per sempre di un Abramo dalla dolcezza di madre: “Padre, una goccia d'acqua! Una parola sola per i miei cinque fratelli!”
E invece no, perché non è la morte che converte, ma la vita.
«Se stai pregando e un povero ha bisogno di te, lascia la preghiera e vai da lui. Il Dio che trovi è più sicuro del Dio che lasci (san Vincenzo de Paoli)».
padre Ermes Ronchi

Loda il Signore anima mia
Gen Rosso
Anima mia loda il Signor
Rinnovamento nello Spirito
Lui verrà e ti salverà
Rinnovamento nello Spirito
Tra le tue braccia
SDV Worship (Official Videoclip)

Vignetta della Domenica

padre Ermes Ronchi
fonte: https://blog.smariadelcengio.it/
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