Giornata  mondiale della vita consacrata,

la gioia di servire Dio e i fratelli

 

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30ª Giornata Mondiale della Vita Consacrata – 2 Febbraio 2026

Carissime consacrate, carissimi consacrati,

con questa lettera desideriamo raggiungervi idealmente in ogni parte del mondo, nei luoghi della vostra vita e della vostra missione, per esprimere riconoscenza per la fedeltà al Vangelo e per il dono di una vita che si fa seme sparso nelle pieghe della storia. Una vita talvolta segnata dalla prova, ma sempre vissuta come segno di speranza.

Nel corso dell’ultimo anno, durante i viaggi e le visite pastorali del Dicastero, abbiamo avuto il dono di toccare e di farci raggiungere da questa vita, incontrando i volti di tante persone consacrate chiamate a condividere situazioni complesse: contesti segnati da conflitti, instabilità sociale e politica, povertà, emarginazione, migrazioni forzate, minoranza religiosa, violenze e tensioni che mettono alla prova la dignità delle persone, la libertà e a volte la stessa fede. Esperienze che svelano quanto sia forte la dimensione profetica della vita consacrata come “presenza che resta”: accanto ai popoli e alle persone ferite, nei luoghi dove il Vangelo si vive spesso in condizioni di fragilità e di prova.

Questo “restare” assume volti e fatiche diverse, perché diverse sono le complessità delle nostre società: là dove la vita quotidiana è attraversata da fragilità istituzionali e insicurezza; là dove minoranze religiose vivono pressioni e restrizioni; là dove il benessere convive con solitudini, polarizzazioni, nuove povertà e indifferenza; là dove migrazioni, disuguaglianze e violenze diffuse sfidano la convivenza civile. In tante parti del mondo, la situazione politica e sociale mette alla prova la fiducia e logora la speranza: e proprio per questo la vostra presenza fedele, umile, creativa, discreta diventa segno che Dio non abbandona il suo popolo.

Il “restare” evangelico non è mai immobilità né rassegnazione: è speranza attiva che genera atteggiamenti e gesti di pace: parole che disarmano proprio dove le ferite dei conflitti sembrano cancellare la fraternità, relazioni che testimoniano il desiderio di dialogo tra culture e religioni, scelte che proteggono i piccoli anche quando stare dalla loro parte chiede un prezzo da pagare, pazienza nei processi anche all’interno della comunità ecclesiale, perseveranza nella ricerca di percorsi di riconciliazione da costruire nell’ascolto e nella preghiera, coraggio nella denuncia di situazioni e strutture che negano la dignità delle persone e la giustizia. Proprio perché è così, questo restare non è solo una scelta personale o comunitaria, ma diventa una parola profetica per tutta la Chiesa e per il mondo.

In questo restare come seme che accetta di morire perché la vita fiorisca, in forme diverse e complementari, si esprime la profezia di tutta la vita consacrata. La vita apostolica rende visibile una prossimità operosa che sostiene la dignità ferita; la vita contemplativa custodisce, nell’intercessione e nella fedeltà, la speranza quando la fede è provata; gli Istituti secolari testimoniano il Vangelo come lievito discreto nelle realtà sociali e professionali; l’Ordo virginum manifesta la forza della gratuità e della fedeltà che apre al futuro; la vita eremitica richiama il primato di Dio e l’essenziale che disarma il cuore. Nella diversità delle forme, una sola profezia prende corpo: restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita la Parola per questo tempo e per questa storia.

È proprio dentro questa profezia del restare che matura una testimonianza di pace. Papa Leone XIV lo ha richiamato con insistenza nei suoi interventi, indicando la pace non come un’utopia astratta, ma come un cammino esigente e quotidiano che domanda ascolto, dialogo, pazienza, conversione della mente e del cuore, rifiuto della logica della prevaricazione del più forte. La pace non nasce dalla contrapposizione, ma dall’incontro, dalla responsabilità condivisa, dalla capacità di ascolto e di cammino sinodale, dall’amore per tutti nel solco del Vangelo per cui tutti sono fratelli. Per questo la vita consacrata, quando resta accanto alle ferite dell’umanità senza cedere alla logica dello scontro, ma senza rinunciare a dire la verità di Dio sull’uomo e sulla storia, diventa — spesso senza clamore — artigiana di pace. Carissime e carissimi, vi ringraziamo per la vostra perseveranza quando i frutti sembrano lontani, per la pace che seminate anche quando non è riconosciuta.

Continuiamo a custodire come memoria grata l’esperienza del Giubileo della vita consacrata, che ci ha richiamati a essere pellegrini di speranza sulla via della pace: Non è uno slogan o una formula. Ne abbiamo fatto esperienza concreta anche nel percorso che ha preparato il nostro convenire a Roma. È invece uno stile evangelico da continuare a incarnare, ogni giorno, là dove la dignità è ferita e la fede è provata.

Affidiamo ciascuno e ciascuna di voi al Signore, perché vi renda saldi nella speranza e miti nel cuore, capaci di restare, di consolare, di ricominciare: e così di essere, nella Chiesa e nel mondo, profezia della presenza e seme di pace.

 


29ª Giornata Mondiale della Vita Consacrata – 2 Febbraio 2025

 

 

 

Tutti i carismi sono per la missione, e lo sono proprio con l'incalcolabile ricchezza della loro varietà;

così che la Chiesa possa testimoniare e annunciare il Vangelo a tutti e in ogni situazione.

Papa Francesco

 

 

Il 1° febbraio, 2025 alle ore 17:00, Papa Francesco presiederà i Vespri nella Basilica di San Pietro. L'evento si inserisce nelle celebrazioni per la 29ª Giornata Mondiale della Vita Consacrata, un momento di ringraziamento e rinnovamento per tutti i consacrati e le consacrate.

Questa giornata, istituita da San Giovanni Paolo II, è un invito a riscoprire la bellezza della vita consacrata come dono per la Chiesa e per il mondo. La celebrazione vuole anche essere un’occasione per rinnovare l’impegno missionario dei consacrati, in comunione con il Santo Padre. Tutti sono calorosamente invitati a partecipare.

 

 

 

 


anno 2024 - XXVIII Giornata

 

2023

 

2023

 

In occasione della Festa della presentazione di Gesù al Tempio, venerdì 2 febbraio 2024 alle ore 16 in Cattedrale, il Vicario Episcopale per la Vita Consacrata mons. Giovanni Palamini presiederà la S. Messa per tutti i Consacrati. La celebrazione comunque è aperta a tutti i fedeli

 

Vivremo la celebrazione del 2 febbraio per rinnovare il nostro grazie a Dio per il dono della Chiesa, della vocazione alla vita consacrata, dei diversi carismi suscitati in essa dallo Spirito e invocheremo il dono del discernimento per saper accogliere ed essere strumento di quel rinnovamento che Dio ci chiede a servizio della Chiesa, della quale ci sentiamo corresponsabili nella missione a Lei affidata da Gesù.

 

Lo scorso anno nel messaggio indirizzato ai consacrati Papa Francesco così scriveva:

Tutti insieme siamo membra della Chiesa, e la Chiesa è in missione dal primo giorno, inviata dal Signore Risorto, e lo sarà fino all’ultimo, con la forza del suo Spirito. E nel Popolo di Dio, inviato a portare il Vangelo a tutti gli uomini, voi consacrati avete un ruolo peculiare, che deriva dal dono particolare che avete ricevuto: un dono che dà alla vostra testimonianza un carattere e un valore speciali, per il fatto stesso che voi siete integralmente dedicati a Dio e al suo Regno, in povertà, verginità e obbedienza. Se nella Chiesa ognuno è una missione, ciascuno e ciascuna di voi lo è con una grazia propria in quanto persona consacrata.

Oltre a questo dono fondamentale, la vostra missione si arricchisce dei carismi dei vostri istituti e delle vostre società, i carismi dei vostri fondatori e fondatrici. Nella loro stupenda varietà, essi sono tutti dati per l’edificazione della Chiesa e per la sua missione. Tutti i carismi sono per la missione, e lo sono proprio con l’incalcolabile ricchezza della loro varietà; così che la Chiesa possa testimoniare e annunciare il Vangelo a tutti e in ogni situazione.

Oggi celebriamo la festa dell’Incontro: la Vergine Maria ci ottenga la grazia che la nostra vita di persone consacrate sia sempre una festa dell’incontro con Cristo; e così, come lei, potremo portare a tutti la luce del suo amore: la sua luce, non la nostra! Portare Lui, non noi stessi!

Dal MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AI CONSACRATI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA – 2 febbraio 2023

 


 

anno 2023 - XXVII Giornata

 

2023

 

 Come ogni anno siete convocati intorno al Vescovo Diocesano per ringraziare, insieme con tutta la Chiesa, per il dono della vocazione consacrata fatto a voi e, attraverso di voi, a tutta la Chiesa. Ma anche per rinnovare gli impegni che vi siete assunti nel giorno della consacrazione, in risposta alla fedeltà di Dio. In questa giornata tutta la Chiesa si unisce a voi, vi presenta al Signore attraverso le mani di Maria e, insieme con voi, ringrazia Dio per il dono che siete, per l’amore che condividete, per la preghiera che innalzate, per il sapore che date alla Chiesa e all’umanità, per la luce che riflettete, per la comunione che vivete e perché siete profezia che ci invita alla speranza, al rinnovamento e a guardare sempre alla meta della nostra vita, che è Cristo Signore.

 

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anno 2022 - XXVI Giornata

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2 febbraio, festa della Presentazione del Signore: Giornata mondiale della vita consacrata.

Consacrati per la Chiesa

Dalla lettera della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (25.1.2022):

   “…Così in questo anno ci soffermiamo sulla seconda parola del sinodo (Per una Chiesa Sinodale: comunione, partecipazione e missione, ndr) per invitare ognuno di noi a fare la propria parte, a partecipare, appunto: nessuna, nessuno, si escluda o si senta escluso da questo cammino; nessuna, nessuno pensi ‘non mi riguarda’. A tutte, a tutti è chiesto di entrare nel ‘dinamismo di ascolto reciproco, condotto a tutti i livelli della Chiesa, coinvolgendo tutto il popolo di Dio’ (Papa Francesco)…. La prima declinazione di partecipazione è allora quella dell’appartenenza:

non posso partecipare se mi concepisco come il ‘tutto’ e non mi riconosco ‘parte’ di un progetto condiviso e se non si radica in me la convinzione che ‘corpo e membra per vivere devono essere uniti!’…”

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anno 2021 - XXV Giornata

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Lettera della CIVSVA per la Vita Consacrata 2021

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La vita di preghiera, l’incontro personale con Gesù Cristo, il discernimento comunitario

2021 2Ogni due febbraio, festa della Candelora (più esattamente, la festa liturgica della Presentazione di Gesù al Tempio), la Chiesa universalmente celebra la “Giornata Mondiale della Vita Consacrata” portando con sé l’invito a conoscere meglio chi ha scelto di seguire Gesù più da vicino e per dirgli grazie. Al tempo stesso offre ai religiosi e alle religiose l’opportunità di riflettere sul senso della loro chiamata e per rinfrescarne le motivazioni, se necessario.

 

La stessa scelta della data va in questa direzione. La presentazione di Gesù al tempio che si festeggia il 2 febbraio, infatti, è un’eloquente icona – scrive nel 1997 Giovanni Paolo II nel Messaggio per la I Giornata – «della totale donazione delle propria vita per quanti sono stati chiamati a riprodurre nella Chiesa e nel mondo mediante i consigli evangelici, i tratti caratteristici di Gesù, vergine, povero e obbediente».

 

Papa Francesco, nell’omelia del 2 Febbraio 2015, definì così le donne e gli uomini che hanno consacrato la propria vita a Dio: “uomini e donne che illuminano il futuro” dell’umanità. (...) Animati dalla carità che lo Spirito Santo infonde nei cuori (Rm 5,5), i Consacrati e le Consacrate abbracciano perciò l'universo e diventano memoria dell’amore trinitario, mediatori di comunione e di unità, sentinelle oranti sul crinale della storia, solidali con l’umanità nei suoi affanni e nella ricerca silenziosa dello Spirito”.

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Nel 2016, al termine dell'anno dedicato alla vita consacrata, Papa Francesco iniziò cosi la sua omelia : «Gesù è il volto della Misericordia del Padre. È questa l’icona che il Vangelo ci offre al termine dell’Anno della Vita Consacrata, un anno vissuto con tanto entusiasmo. Esso, come un fiume, ora confluisce nel mare della misericordia, in questo immenso mistero di amore che stiamo sperimentando con il Giubileo straordinario».

In sintesi, le tre parole scelte da Papa Francesco che richiamano a tre pilastri della vita consacrata:

incontro, stupore e gratitudine.

Incontro: la vocazione prende le mosse da una Grazia del Signore «I consacrati e le consacrate sono chiamati innanzitutto ad essere uomini e donne dell’incontro. La vocazione, infatti, non prende le mosse da un nostro progetto pensato “a tavolino”, ma da una grazia del Signore che ci raggiunge, attraverso un incontro che cambia la vita. Chi incontra davvero Gesù non può rimanere uguale a prima. Egli è la novità che fa nuove tutte le cose». «I consacrati e le consacrate sono chiamati a essere segno concreto e profetico di questa vicinanza di Dio, di questa condivisione con la condizione di fragilità, di peccato e di ferite dell'uomo del nostro tempo». 

Stupore: nel cuore sana inquietudine per il Signore "E anche noi, come cristiani e come persone consacrate, siamo custodi dello stupore. Uno stupore che chiede di essere sempre rinnovato; guai all’abitudine nella vita spirituale; guai a cristallizzare i nostri carismi in una dottrina astratta: i carismi dei fondatori – come ho detto altre volte – non sono da sigillare in bottiglia, non sono pezzi da museo". "I nostri fondatori sono stati mossi dallo Spirito e non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana, con i problemi della gente, percorrendo con coraggio le periferie geografiche ed esistenziali. Non si sono fermati davanti agli ostacoli e alle incomprensioni degli altri, perché hanno mantenuto nel cuore lo stupore per l’incontro con Cristo. Non hanno addomesticato la grazia del Vangelo; hanno avuto sempre nel cuore una sana inquietudine per il Signore, un desiderio struggente di portarlo agli altri, come hanno fatto Maria e Giuseppe nel tempio. Anche noi siamo chiamati oggi a compiere scelte profetiche e coraggiose".

Gratitudine: per l’incontro con Gesù e per il dono della vocazione "Com’è bello quando incontriamo il volto felice di persone consacrate, magari già avanti negli anni come Simeone o Anna, contente e piene di gratitudine per la propria vocazione. Questa è una parola che può sintetizzare tutto quello che abbiamo vissuto in questo Anno della Vita Consacrata: gratitudine per il dono dello Spirito Santo, che sempre anima la Chiesa attraverso i diversi carismi.

 

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Nel pontificato di Papa Francesco non sono mancati momenti in cui la Vita Consacrata è stata oggetto di riflessioni e meditazioni. Tutte con un unico “denominatore”: la parola gioia che più volte è ricorsa durante i suoi messaggi appunto ai consacrati: “Questa è la bellezza della consacrazione: è la gioia, la gioia… Nel chiamarvi Dio vi dice: Tu sei importante per me, ti voglio bene, conto su di te. Gesù, a ciascuno di noi, dice questo! Di là nasce la gioia! La gioia del momento in cui Gesù mi ha guardato. Capire e sentire questo è il segreto della nostra gioia. Sentirsi amati da Dio, sentire che per lui noi siamo non numeri, ma persone; e sentire che è lui che ci chiama”.

Una delle definizioni che Papa Francesco ha coniato per questa “speciale” vita, è contenuta proprio nel messaggio che riservò ai consacrati, nel 2019: “Ecco la vita consacrata: lode che dà gioia al popolo di Dio, visione profetica che rivela quello che conta. Quand’è così fiorisce e diventa richiamo per tutti contro la mediocrità: contro i cali di quota nella vita spirituale, contro la tentazione di giocare al ribasso con Dio, contro l’adattamento a una vita comoda e mondana, contro il lamento – le lamentele! –, l’insoddisfazione e il piangersi addosso, contro l’abitudine al “si fa quel che si può” e al “si è sempre fatto così”: queste non sono frasi secondo Dio. La vita consacrata non è sopravvivenza, non è prepararsi all’ “ars bene moriendi”: questa è la tentazione di oggi davanti al calo delle vocazioni. No, non è sopravvivenza, è vita nuova. “Ma… siamo poche…” – è vita nuova. È incontro vivo col Signore nel suo popolo. È chiamata all’obbedienza fedele di ogni giorno e alle sorprese inedite dello Spirito. È visione di quel che conta abbracciare per avere la gioia: Gesù”.

 

Ma cosa vuol dire vita consacrata? Partiamo, allora, dalle basi, se così si può dire. Nella Chiesa cattolica, per vita consacrata si intende quella forma di vita con cui i fedeli (chierici o laici, uomini e donne) si consacrano in modo speciale a Dio attraverso la professione - mediante voto pubblico - dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Solitamente la professione dei consigli evangelici avviene all'interno di un istituto di vita consacrata. Questi istituti - sia che i membri pratichino vita comunitaria o no - si distinguono in religiosi e secolari. Importante precisare che i consacrati non devono essere confusi con i membri del clero.

 

Essere consacrati è condizione indipendente dallo stato di vita, quindi si può essere - appunto - consacrati sia se si appartiene allo stato secolare (i cosiddetti diocesani), sia se si appartiene a quello regolare (per l'appunto i religiosi e i consacrati).

Certamente, il nostro Tempo sta offrendo diversi spunti di riflessione su questa condizione di vita. Il cammino dell’umanità, con quello della Chiesa (in un tutt’uno) sta interrogando la Chiesa stessa sul “da farsi”, sulle future sfide che la vita consacrata dovrà affrontare. Ed è ancora Papa Francesco a parlarci di questo: “I tempi sono cambiati e le nostre risposte devono essere diverse. Vi incoraggio a dare risposta, tanto a situazioni strutturali che richiedono nuove forme di organizzazione, quanto al bisogno di uscire e cercare nuove presenze per essere fedeli al Vangelo e canali dell’amore di Dio. La vita di preghiera, l’incontro personale con Gesù Cristo, il discernimento comunitario, il dialogo con il vescovo devono essere prioritari al momento di prendere decisioni. Dobbiamo vivere con umile audacia guardando al futuro e in atteggiamento di ascolto dello Spirito; con lui possiamo essere profeti di speranza”.

 

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